Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

mercoledì 30 settembre 2015

Padre, insegnami a sapere che il mio cibo è tra le Tue Mani.

Piccola preghiera semplice

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“Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, 
né mietono, né ammassano nei granai;
 eppure il Padre vostro celeste li nutre.
 Non contate voi forse più di loro? 
(Matteo 6-26)
Padre,
 insegnami a sapere che il mio cibo è  tra le Tue Mani.
 Amen

Come una sposa consegnata e sottomessa senza riserve allo Sposo...





αποφθεγμα Apoftegma

L’attualità piena di ciò che siamo 
è possibile solo in vista di un’altra presenza, 
di un altro essere che ha la virtù di porci in esercizio, in atto…
E come sarebbe possibile uscire da sé… 
a meno di non essere irresistibilmente innamorati?

Maria Zambrano, Filosofia y Poesia

   



L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Luca 9,57-62. 

Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 
Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». 
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». 
Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». 
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». 
Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». 

QUI IL COMMENTO AUDIOUI IL COMMENTO AUDIO


Come una sposa consegnata e sottomessa senza riserve allo Sposo



Seguire significa innanzi tutto consegnare la propria vita a un Altro. Nello scalare una montagna è fondamentale avere fiducia del capocordata. Seguire Gesù è rinunciare ad aprire il cammino, a decidere strategie e rotte, a prendere iniziative: è fidarsi e seguire le orme, fissare le sue spalle, il segno dell'amore che ci ha chiamati caricando la Croce. Seguire Gesù è affidargli la vita sul concreto legno della Croce che ci accompagna ogni giorno, rinunciare a se stessi per vivere la sua vita. Ma questo è possibile solo se si ama. Non si è discepoli in virtù di una propria scelta, neanche di un desiderio, sublime che sia, come nessuno decide se, quando e dove innamorarsi. E' un'elezione gratuita per "vivere disposti al volo, pronti a qualunque partenza. È il futuro inimmaginabile, l’irraggiungibile futuro di quella promessa di vita vera che l’amore insinua in chi lo sente» (Maria Zambrano). La sequela di Gesù è un esodo d'amore alla ricerca della libertà, come fu per il Popolo d'Israele. Nessun merito, nessun requisito se non quello di essere il più insignificante e testardo della terra, e, per questo, amato gratuitamente. 

Il discepolo è l'uomo della Pasqua, non può che nutrirsi del pane della fretta, non ha luogo dove riposare; è attratto in un esodo che lo strappa alla schiavitù con un popolo che mostrerà al mondo il destino di libertà preparato per ogni uomo. Per questo si lascia alle spalle gli Egiziani, non ha tempo per guardarsi indietro come la moglie di Lot, per salutare e seppellire il passato di catene e schiavitù, i legami di carne destinati a corrompersi. Non perde tempo cercando di ricomporre le relazioni morbose, idolatriche, carnali: le seppellirà Dio affogandole nel mare per non rivederle mai più... Gesù infatti lo ha raggiunto e, come Elia con Eliseo, ha steso il lembo del suo mantello di misericordia che dissolve le opere morte e lo riveste di se stesso. Come pecore ogni giorno smarrite e ogni giorno ritrovate, i discepoli, forse senza neanche rendersene conto, seguono Gesù solo perché caricati e stretti sulle sue spalle.   



martedì 29 settembre 2015

Guardare il Cielo aperto dalla terra su cui posiamo i nostri passi. Santi Arcangeli ...



29 settembre. Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele






αποφθεγμα Apoftegma


Giacobbe, quando il Signore risplendeva su di lui in alto 
ed egli in basso unse la pietra,
 vide angeli che salivano e scendevano: 
a significare, cioè, che i veri predicatori 
non solo anelano verso l’alto con la contemplazione, 
al Capo santo della Chiesa, cioè al Signore, 
ma nella loro misericordia scendono pure in basso, alle sue membra. 

San Gregorio Magno







L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Giovanni 1,47-51

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico».
Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!» . Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo»



Guardare il Cielo aperto dalla terra su cui posiamo i nostri passi


Vedere il cielo aperto è il desiderio più intimo di ogni uomo. Anche a noi oggi, così simili a Giacobbe in quella notte di angoscia, impaurito, solo, ramingo e in fuga dalla storia, appare una scala. È la Croce di Cristo, ben piantata nella nostra vita e che ci schiude il Cielo, garanzia di un fondamento sicuro e di un orizzonte certo. La storia non scorre senza senso, ma "guarda" in alto; ogni avvenimento è "contemporaneo" del Cielo, mentre lo viviamo qui sulla terra è "trascritto" lassù come una primizia della vita beata. Per questo Gesù ci dice che vedremo cose "più grandi": non dobbiamo cercarle chissà dove, esse sono le nostre cose di ogni giorno, impregnate dell'amore di Dio che le strappa alla corruzione e le incastona come gemme nel Cielo. Non manca nulla alla nostra vita. Potremmo morire ora, sazi di giorni e di beni, esattamente come siamo e con quello che abbiamo vissuto, perché Lui, come con Natanaele, ci ha "conosciuto" da sempre, e solo lui ci ha "visto" senza malizia anche se peccatori, in uno sguardo di eterna misericordia che tutto riveste di santità. Ogni cosa che ci appartiene infatti è un frammento di Cielo, una primizia di quella che sarà la vita beata nella sua intimità. E, con la fede che Dio ci dona nella Chiesa, possiamo vedere ora, in questo istante, che tutto è già compiuto: non manca nulla a nessun secondo della nostra vita. Potremmo morire ora, in questo istante, sazi di giorni e di beni, esattamente come siamo e con quello che abbiamo vissuto. Anche se ci sembra di non aver concluso nulla, di essere ancora dispersi nella precarietà degli affetti, del lavoro, della salute: in Lui ogni lembo di terra che calpestiamo è uno spicchio di Cielo, ogni fallimento diviene un successo, ogni debolezza una forza da trasportare le montagne, ogni morte è trasformata in vita. La fede ci apre gli occhi sulla grandezza della nostra vita, perché in essa è stata deposta la scala che svela il destino autentico, la comunione e l'intimità con Colui che è disceso dal Cielo per raggiungere il nostro presente e, attraverso la Parola e i sacramenti, farlo contemporaneo del Cielo, per prenderci ora, e sederci accanto a Lui alla destra del Padre. 

Non c'è bisogno di sforzarsi e inventarsi cose speciali; non si tratta di esperienze da mozzare il fiato. La "cosa più grande", infatti, è restare nella volontà di Dio. Giacobbe dormiva quando ha contemplato il Cielo aperto, Natanaele era seduto sotto il fico quando è stato visto da Gesù. L'incontro tra questi due sguardi che uniscono il Cielo alla terra si dà quindi nella semplicità della gratuità. Quando si entra nei fatti concreti e forse insignificanti della propria storia. Perché il miracolo più grande è vivere in pienezza, come un pezzo di Cielo le cose che ci umiliano, i momenti in cui ci sembra di sprecare la vita, senza sussulti. E' più grande stare nel Getsemani con Gesù e offrirsi con Lui al Padre mentre vorremmo altro, che qualsiasi altra cosa. E' più grande restare crocifissi in una situazione, o un tempo di aridità, di grigiore e impotenza che qualunque altro servizio si potrebbe fare. E' la cosa più grande perché solo chi ha scoperto che Gesù, nonostante i propri peccati, lo ha visto senza malizia, può adagiarsi in pace nella storia crocifissa che la carne rifiuta.E' questa la notizia che gli Arcangeli annunciano salendo e scendendo la scala del Cielo. La loro missione definisce quella della Chiesa, e anticamente i vescovi erano chiamati angeli. Come Michele, per combattere il drago e distruggere le sue menzogne; come Gabriele, per annunciare la notizia che Dio si è fatto carne per salvare ogni carne; come Raffaele, per sanare ogni rapporto nella comunione strappata alla concupiscenza. Anche noi siamo chiamati ad essere angeli che mettono a disposizione la propria carne perché Cristo giunga sulla soglia di ogni uomo; come quella di Santo Stefano, consegnata alla tempesta di pietre dei nemici, mentre il suo volto diveniva proprio come quello di un angelo, sul quale risplendeva la bellezza dell'amore di Cristo. Come sul nostro, mentre consegniamo la vita e perdoniamo, nel martirio quotidiano che offre a tutti la scala che conduce al paradiso. Nell'iconografia Gesù è raffigurato anche mentre sale su una scala per lasciarsi crocifiggere; la Chiesa suo corpo vive allo stesso modo: contemplando la scala che giunge sino al Cielo, vi sale ogni giorno per distendere le braccia dei suoi figli sulla Croce. Nel marito che sale questa scala per la moglie, nella madre che vi ascende per accogliere suo figlio, in ogni cristiano che vive amando così Dio si fa prossimo ad ogni sofferenza, prende carne umana per far santa ogni vita. 

QUI IL COMMENTO COMPLETO ARRICCHITO DA UNA BELLA ICONOGRAFIA


ALTRI APPROFONDIMENTI




Il Vangelo del giorno.

"Non abbiate mai paura di sbagliare, per i nostri ...FIGLI

"Non abbiate mai paura di sbagliare, per i nostri figli siamo i migliori genitori possibili" - da: Franco Nembrini "Di padre in figlio - Conversazioni sul rischio di educare"

"Ma se pensa ad una casa fondata sulla roccia, tuo figlio dice che è una roccia anche se sbagli, anche se non le indovini tutte. "

"...Tuo figlio, con quel tira e molla pazzesco per cui ti saltano i nervi e con il quale ti mette alla prova, vuol sapere se suo padre e sua madre stanno, restano, sono la roccia di cui lui ha bisogno. 
E su cosa è posta questa casa, se sulla roccia: lo vogliono sapere. 
E ti mettono alla prova, tirano, mollano per vedere se la corda si spezza, ma tu stai. 
Invece l’altro errore che facciamo per non lasciarli andare, cioè per non patir la ferita di questa libertà, l’altro ragionamento assolutamente sbagliato che facciamo, preoccupati come siamo della sorte dei nostri figli, è quello di chiudere la casa e di dire: «Vengo anch’io con te». 
Vengo anch’io così lo tengo d’occhio, così almeno è più vicino, è più sotto controllo. 
Ma pensate quel figliol prodigo se il giorno in cui si accorge di essere uno sciocco che si è ridotto a mangiare le carrube, che mangiano i porci, invece di un padre che lo aspetta dovesse avere il padre che è lì, poveraccio come lui, e la casa non c’è più. 
Che disperazione! Avere il desiderio di tornare a casa e tuo padre, per star con te, ha chiuso la casa e l’ha venduta, e non abbiamo più una casa. 
Non c’è più chi ci perdona! Come ne "I due orfani" di Pascoli, che Giussani ci ha insegnato a leggere. 
Non c’è più chi ci perdona; cioè non c’è più né un padre, né una madre, non siamo più di nessuno, siamo orfani appunto. 
I due errori: chiudere la casa per non farli uscire, oppure uscire con loro. 
Invece l’adulto è quello che sta. 
La mia povera mamma quando di dieci figli, uno lasciò la famiglia, il primo, per mesi, preparò un piatto in più e lo teneva in caldo. Dopo per dieci giorni noi dicevamo: «Mamma, è andato, è andato, piantala! È andato!» e lei serissima che ci diceva: «Potrebbe tornare questa sera. Potrebbe tornare stasera». e per mesi e mesi ha voluto preparare il posto per mio fratello, il primo, il posto tra quello del mio papà e quello del secondo figlio. Apparecchiava il posto perché sarebbe potuto tornare stasera. 
Questa è la statura dei nostri genitori! Ed è la statura che chiedono a noi i nostri figli. Gente che sta, che resta per la felicità che gode lui, per il bene che intravede lui, per la speranza che vive lui. 
Questa è l’unica cosa di cui hanno bisogno i nostri figli, e se è così scattano due o tre conseguenze che vi accenno soltanto. 
Per esempio, primo: non abbiate mai paura di sbagliare, per i nostri figli siamo i migliori genitori possibili. Se l’educazione è quel che ho detto, non c’è il problema della coerenza, dell’incoerenza: i tuoi figli non sono stupidi, sanno che sei incoerente e far finta di vendergli l’idea di un padre particolarmente buono, bravo, coerente è una cosa che non li convincerà, non ce la farete mai a fregarli; lo sanno troppo bene di che incoerenza siamo capaci; cioè lo sanno che siamo straccioni come loro, non li convincerete mai del contrario. 
I nostri figli non hanno bisogno della nostra coerenza in senso moralistico, hanno bisogno della nostra coerenza ideale, quella che Giussani ne "Il rischio educativo" chiama «funzione di coerenza» 
L’adulto, l’autorità dell’adulto la chiama «funzione di coerenza»: è questo stare che vi dicevo prima. Non abbiate paura di sbagliare perché i figli sanno che sbaglierete e vi perdoneranno molto più di quello che siete disposti a perdonargli voi; perché i nostri figli ci perdonano questo. Non ci perdonano il non coraggio, la non responsabilità di fronte al reale, la non certezza ultima rispetto al destino: questo non ci perdonano. Quando in sessanta metri quadrati voi costringete a vivere i dieci figli, da zero a quindici anni, è un bel macello. 
D’inverno poi, quando non si può uscire e andare all’oratorio! 
Per cui mio padre arrivava a casa la sera stanco dal lavoro e, a volte, era una specie di giungla, erano saltati tutti i paletti, e non gli restavano molte risorse poveretto! Magari mia mamma non stava bene, era incinta o allattava. 
Allora sfilava la cinghia dei pantaloni e pata-pim e pata-pum, chi ciapa ciapa e chi la dura scapa; nel senso che trovato un vetro rotto, due feriti, la moglie in lacrime, il bambino più piccolo che piange, non è che avesse il tempo di fare le indagini preliminari su chi fosse quella volta lì che aveva cominciato. 
Allora mi ricordo di quella volta che arrivo a casa da scuola, non faccio a tempo a togliermi lo zaino e appoggiarlo per terra, che dietro arriva mio padre. Vede un macello pazzesco, io non sono stato sufficientemente svelto quella volta ed è toccato a me: me ne ha date un sacco e una sporta. 
La mia povera mamma, che aveva anche un debole per me, è corsa in mio soccorso e lo ha fermato, ma me ne aveva già date abbastanza! Lo ha fermato e gli ha detto: «Ma Dario, Franco è rientrato in casa non c’entra niente!». 
Mio padre, serissimo, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto: «Va bene, mettile vie per la prossima volta». 
Non gli è venuto il problema di dire: «O Dio! Adesso Franchino resterà traumatizzato dalle botte paterne immeritate!». 
Mi ha detto: «Mettile via per la prossima volta» e io vi assicuro che ho odiato fortemente i miei fratelli perché erano stati più veloci – solo per quello! – ma non mi ha attraversato neanche l’anticamera del cervello l’idea che mio padre non mi volesse bene. È un pensiero che nella vita non mi ha mai sfiorato, neanche in quel frangente dove aveva palesemente sbagliato; aveva peccato d’ingiustizia grave, almeno le botte a me erano sembrate gravi, nei miei confronti. 
È questo che intendo dire quando dico: «Non preoccupatevi». Anche tutta questa mania per cui dovremmo tutti avere lo psicologo fisso in casa! 
Nessuno è più capace di fare il padre, nessuna è più capace di fare la madre, al primo problema bisogna andare dall’esperto: l’ospedalizzazione del rapporto educativo a scuola e in famiglia. 
Bisogna avere tre lauree per tirar su un bambino! Basta con questa storia! Basta, perché siete i migliori genitori possibili e non preoccupatevi se sbagliate perché non è quello che traumatizza i bambini. 
Li traumatizza la sensazione di camminare sulle sabbie mobili, li traumatizza lo sguardo incerto di padri e madri quando si guardano, quando stanno a tavola, li traumatizza l’impressione che la loro casa sia costruita sulla sabbia e che basti un filo di vento per portar via tutto. 
Questo li spaventa la notte e non li fa dormire, anche se non urlano e non hanno gli incubi. Ma se pensa ad una casa fondata sulla roccia, tuo figlio dice che è una roccia anche se sbagli, anche se non le indovini tutte. 
Diversamente ci facciamo dei problemi pazzeschi: «Gli do una sberla o non gliela do? O Dio, ho letto che lo psicologo diceva che quel ragazzo si è buttato giù da un ponte perché ha preso quattro in matematica. Cosa devo fare? La Carla dice sempre il contrario di quello che dico io. Se gliele voglio dare, mia moglie dice di no; se non gliele voglio dare io lo vuole la moglie!». Dargliele e basta! Nell’incertezza io suggerisco di dargliele! Non è qui il problema! "

da: Franco Nembrini "Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare" Ed. Ares




"Ci si dimentica di chiedere l’obbedienza"

"...Anzi, datemi ancora due minuti perché volevo anche dire che secondo me moltissime difficoltà che oggi i genitori vivono nascono dal di dentro (le difficoltà hanno sempre un’origine, non cadono dal cielo e non sono casuali). Si tratta secondo me di una debolezza del genitore rispetto alla propria autorevolezza. 
Mi spiego: posso puntare il dito? Non lo punto mai una volta tanto lo faccio. Siete voi per primi che non credete alla vostra autorevolezza. 
Siete voi per primi che non date fiducia alle vostre certezze, al vostro compito. E questo se lo collegate al problema che dicevo prima, cioè che vi hanno proposto di essere solo curativi e capaci di rispondere ai bisogni, viene di conseguenza che un genitore non esprime più la propria autorevolezza. Moltissime difficoltà che ci sono oggi coi figli vengono da questa debolezza. 
I primi a dover riconoscere la vostra autorevolezza siete voi!
Essere genitori vi costituisce guida, faro di orientamento, capacità di decisione, capacità di rischiare, capacità di scegliere, di segnare il passo, di guidare nella realtà. Noi siamo lontani mille miglia dall’essere solo servizio ai figli. Una conseguenza di questa debolezza genitoriale è che ci si dimentica, dentro la famiglia, di educare all’obbedienza. L’atteggiamento di servizio al figlio non struttura l’obbedienza del figlio.
Ci si dimentica di chiedere l’obbedienza. 
E’ così difficile entrare in un legame che possa esaltare la crescita di un figlio e la propria. 
E’ così difficile entrare in un legame che dà la soddisfazione piena di essere dentro l’essere, dentro l’essere del figlio. Noi chiediamo di tutto ai nostri figli, ma non chiediamo la cosa fondamentale, cioè di essere figlio. E cosa fa un figlio? Obbedisce al genitore, ascolta il genitore, interiorizza il genitore. 
Se lo porta dentro. Io credo che molte difficoltà trovino nella debolezza dell’autorevolezza la loro radice, la loro origine."

(da una testimonianza della psicologa Vittoria Maioli Sanese)





"...Infine ci sono altre due lettere che mi hanno impressionato, Una dice:
" Ormai per me è tardi". Non potete dire così, nessuno di noi può dir così! 
Io conosco situazioni terribili, dolorosissime, che qualcuno vive con i figli; ma non possiamo dire " Ormai è tardi!". 
Noi siamo i tifosi di Nicodemo. il vecchio che va da Gesù di notte vergognandosi, e gli va a dire: " Ormai è tardi, sono vecchio"; e Gesù gli risponde che non è vero, è possibile ricominciare da capo ( come i nostri figli: " Papà, è possibile ricominciare da capo?" ).
" Gesù, è possibile rinascere di nuovo, può un vecchio come me ritornare nel ventre di sua madre? " Gesù gli ha risposto di sì, che è un dono che lo Spirito può dare, si può rinascere. Allora l'educatore è combattente sempre, è la madre trafitta dal male di suo figlio che però non demorde mai, non riesce a dire " Basta, non mi interessi" , qualunque cosa accada , fino all'ultimo respiro, suo figlio è suo figlio e ci crede e spera e prega perchè qualcosa possa accadere, qualcosa lo possa riprendere. 
L'insegnante è uguale. L' alunno che ti fa disperare, proprio il più duro di tutti, è quello cui dici:" Non ti mollo fino all'ultimo minuto dell'ultima ora di scuola del 12 giugno, tu sei mio e io sono qui per te e non cedo. Poi sarà quel che vorrai tu, quel che la tua libertà ti consentirà di essere, ma io sono qui, fino all'ultimo secondo dell'ultimo minuto dell'ultima ora di lezione": L'adulto, l'educatore non può mai dire." Per me ormai è tardi", non esiste!"

da: Franco Nembrini, "Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare", Ed. Ares




Buona giornata a tutti. :-) www.leggoerifletto.it

leggoerifletto:

lunedì 28 settembre 2015

Conferenza Stampa di Papa Francesco nel volo di ritorno Philadelphia - Roma.

Testo ufficiale

Sala stampa della Santa Sede
Durante il volo che da Philadelphia lo riportava a Roma al termine del Viaggio Apostolico a Cuba e negli Stati Uniti d’America, Papa Francesco ha incontrato i giornalisti a bordo dell’aereo in una conferenza stampa. Questa la trascrizione della conversazione del Papa con i giornalisti:
Padre Lombardi:
Santità, benvenuto in mezzo a noi. Grazie di prendere ancora questo tempo dopo un viaggio tanto impegnativo e faticoso. Allora, noi incominciamo subito a farLe delle domande. La prima persona che fa una domanda è questa ragazza qua, che ha scritto il numero di “Times” su di lei e quindi si è preparata molto bene sul suo viaggio in America. Lei fa una domanda in inglese e Matteo la traduce in italiano e così Lei poi può capire bene.
Santo Padre:
Buona sera a tutti, e grazie tante del lavoro, perché voi eravate da una parte all’altra! Io ero in macchina, ma voi!… Grazie tante.
Domanda (Elisabetta Dias, “Time Magazine”):
Grazie tante, Santo Padre: sono Elisabetta Dias, corrispondente del “Time Magazine”. Siamo curiosi di sapere: questa è stata la sua prima visita negli Stati Uniti. Cosa degli Stati Uniti L’ha sorpresa, e cosa è stato diverso rispetto alle Sue aspettative?
Santo Padre:

Sì, era la prima visita: mai ero stato qui. Mi ha sorpreso “the warmth”, il calore della gente, tanto amabile: una cosa bella e anche differente. A Washington, un’accoglienza calorosa ma un po’ più formale, a New York un po’ esuberante, e a Philadelphia molto espressiva. Tre modalità diverse ma della stessa accoglienza. Io sono molto colpito dalla bontà, dall’accoglienza; e nelle cerimonie religiose anche dalla pietà, dalla religiosità. Si vedeva la gente pregare, e questo mi ha colpito, e molto, molto. E’ bello.
Domanda (continuazione):
Ha trovato una sfida da parte degli Stati Uniti che non si aspettava? Qualche provocazione?
Santo Padre:
No, grazie a Dio, no, no. Tutto bene. Nessuna provocazione. No challenge, no provocation. No, no. Tutti educati … Nessun insulto, nessuna cosa brutta. No… Ma dobbiamo continuare a lavorare con questo popolo credente come hanno lavorato fino adesso, accompagnando il popolo nella crescita, nelle sue cose belle e nelle sue difficoltà; accompagnando il popolo nella gioia e nei momenti brutti di difficoltà, quando non c’è lavoro, quando c’è la malattia… La sfida della Chiesa oggi è essere come è stata sempre: vicina alla gente, vicina al popolo degli Stati Uniti, con vicinanza. Non una Chiesa staccata dal popolo, no. Vicina, vicina. E questa è una sfida che la Chiesa degli Stati Uniti ha capito bene! L’ha capita, e voglio farla.
Padre Lombardi:
Adesso facciamo la seconda domanda da David O’Reilly di “Philadelphia Inquirer”: è uno dei grandi giornali di Philadelphia, dove siamo stati in questi giorni.
Domanda (David O’Reilly, “Philadelphia Inquirer”): Santo Padre, Philadelphia – come Lei sa – ha passato un brutto periodo con gli abusi sessuali: è ancora una ferita aperta, a Philadelphia. So che molte persone a Philadelphia sono rimaste sorprese perché nel suo indirizzo ai vescovi, a Washington, ha offerto loro consolazione e conforto. Credo che molti, a Philadelphia, Le vorrebbero chiedere: “Perché ha sentito la necessità di offrire consolazione e conforto ai vescovi?”.
Santo Padre:
A Washington ho parlato a tutti i vescovi degli Stati Uniti: c’erano tutti, da tutto il Paese. Ho sentito il bisogno di esprimere la compassione perché è accaduta una cosa bruttissima, e tanti di loro hanno sofferto perché non sapevano questo, o quando è scoppiata la cosa hanno sofferto tanto: uomini di Chiesa, di preghiera, veri pastori… E io ho detto che io sapevo che loro – e ho usato una parola della Bibbia, dell’Apocalisse – “voi state venendo dalla grande tribolazione”: e quello che è successo è stata una grande tribolazione. Ma non solo la sofferenza affettiva. E’ quello che ho detto oggi al gruppo delle persone che hanno subito gli abusi. E’ stata una… non dirò “apostasia”, ma quasi un sacrilegio. Gli abusi, noi sappiamo, sono dappertutto: sono nell’ambito familiare, nell’ambito del vicinato, nelle scuole, nelle palestre, ovunque. Ma quando un sacerdote commette un abuso, è gravissimo, perché la vocazione del sacerdote è far crescere quel bambino o quella ragazza verso l’alto, verso l’amore di Dio, verso la maturità affettiva, verso il bene. E invece di fare questo, l’ha schiacciata, lo ha schiacciato, il male. E per questo è quasi un sacrilegio. E lui ha tradito la vocazione, la chiamata del Signore. Per questo la Chiesa, in questo momento, è forte, in questo. E non si deve coprire, e sono colpevoli anche quelli che hanno coperto queste cose. Anche alcuni vescovi che hanno coperto questo. E’ una cosa bruttissima. E le parole di conforto, non è come dire: “Stai tranquillo, non è niente!”. No, no. Sono state così: “E’ stato tanto brutto e io immagino che voi abbiate pianto tanto”. In quel senso sono state le parole. E oggi ho parlato duramente.
Padre Lombardi:
Grazie mille. Adesso chiedo a Maria Antonietta Collins e ad Andrés Beltramo Alvarez di avvicinarsi per le prossime domande.
Domanda (Maria Antonietta Collins):
Santo Padre, Lei ha parlato molto del perdono, che Dio ci perdona e che quelli che spesso chiedono perdono siamo noi. Io Le vorrei domandare, avendoLa vista oggi nel Seminario: ci sono molti sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali sui minori e non hanno chiesto perdono alle loro vittime. Lei li perdona? E Lei capisce, dall’altra parte, le vittime e le famiglie che non riescono a perdonare o che non vogliono?
Santo Padre:
Se una persona ha agito male, è cosciente di quello che ha fatto e non chiede perdono, io chiedo a Dio che ne tenga conto. Io lo perdono, però lui non riceve il perdono, è chiuso al perdono. Una cosa è dare il perdono – tutti siamo obbligati a perdonare, perché tutti siamo stati perdonati – ma altra cosa è ricevere il perdono. E se quel sacerdote è chiuso al perdono, non lo riceve perché ha chiuso la porta a chiave da dentro, e quello che resta è pregare, perché il Signore apra quella porta. Bisogna essere disposti a dare il perdono, ma non tutti lo possono ricevere, lo sanno ricevere o sono disposti a riceverlo. E’ duro quello che sto dicendo. E così si spiega perché ci sia gente che finisce la sua vita in maniera dura, male, senza ricevere la carezza di Dio. La seconda domanda era?
Domanda
Se Lei capisce le vittime e le famiglie che non sono riuscite a perdonare o che non vogliono perdonare?
Santo Padre:
Si, li comprendo… Li comprendo, prego per loro e non li giudico. Non li giudico, prego per loro. Una volta, in una di queste riunioni, ho incontrato diverse persone, e una donna mi ha detto: “Quando mia madre è venuta a sapere che avevano abusato di me, ha bestemmiato contro Dio, ha perso la fede ed è morta atea”. Io comprendo quella donna. La comprendo. E Dio che è più buono di me la comprende. Sono sicuro che Dio ha accolto quella donna. Perché quello che è stato toccato, quello che è stato distrutto era la sua propria carne, la carne di sua figlia. Io lo comprendo. Non giudico qualcuno che non può perdonare. Prego e chiedo a Dio - perché Dio è un campione nel cercare una via verso la soluzione – chiedo che lo metta a posto.
Padre Lombardi:
Andrés Beltramo, di Notimex, che magari la fa in italiano così siamo aiutati tutti.
Domanda (Andres Beltramo di Notimex):
Padre, grazie innanzitutto per questo momento. Tutti L’abbiamo sentita parlare tanto del processo di pace in Colombia, tra le Farc e il governo. Adesso c’è un accordo storico. Lei si sente un po’ parte di questo accordo? E Lei aveva detto che pensava di andare in Colombia quando ci fosse stato l’accordo: adesso ci sono molti colombiani che La stanno aspettando… E un’altra, piccolina: Lei che cosa prova dopo aver vissuto un viaggio così intenso, e l’aereo se ne va? Grazie, Padre.
Santo Padre:
La prima: quando ho avuto la notizia che a marzo sarebbe stato firmato l’accordo, ho detto al Signore: “Signore, fa’ che arriviamo a marzo, che si arrivi con questa bella intenzione”, perché mancano piccole cose, ma la volontà c’è. Da ambedue le parti. C’è. Anche del piccolo gruppo, c’è, tutti e tre sono d’accordo. Dobbiamo arrivare a marzo, all’accordo definitivo. Che era il punto della giustizia internazionale, Lei lo conosce. Sono rimasto contentissimo. E mi sono sentito parte nel senso che ho sempre voluto questo, e ho parlato due volte con il presidente Santos del problema, e la Santa Sede – non solo io – la Santa Sede è tanto aperta ad aiutare per quanto possibile.
L’altra cosa. Questo è un po’ personale, ma devo essere sincero. Quando l’aereo parte dopo una visita, mi vengono in mente gli sguardi di tanta gente, e mi viene voglia di pregare per loro e dire al Signore: “Io sono venuto qua per fare qualcosa, per fare del bene; forse ho fatto del male, perdonami. Ma custodisci tutta quella gente che mi ha guardato, che ha pensato le cose che io ho detto, che ha sentito, anche quelli che mi hanno criticato, tutti…”. Sento questo. Non so. Mi viene. Ma è un po’ – mi scusi – è un po’ personale: questo non si può dire sui giornali…
Padre Lombardi:
Grazie mille. Thomas Jansen del Cic, cioè dell’agenzia cattolica tedesca.
Domanda (Thomas Jansen):
Santo Padre, io volevo chiedere una cosa sulla crisi migratoria in Europa: molti Paesi stanno costruendo nuove barriere di filo spinato. Che cosa dice di questo sviluppo?
Santo Padre:
Lei ha usato una parola: “crisi”. Si entra in uno stato di crisi dopo un processo lungo. Questo è un processo scoppiato da anni, perché le guerre dalle quali quella gente se ne va, fugge, sono guerre di anni. La fame: la fame è fame da anni… Quando io penso all’Africa – questo è un po’ semplicistico, ma lo dico come esempio – mi viene da pensare: l’Africa, il continente sfruttato. Gli schiavi andavano a prenderli là, e poi le grandi risorse… Il continente sfruttato. E adesso, le guerre tribali e non, hanno dietro interessi economici… E io penso che invece di sfruttare un continente o un Paese o una terra, fare investimenti perché quella gente abbia lavoro eviterebbe questa crisi. E’ vero: è una crisi di rifugiati - come ho detto al Congresso - mai vista dopo l’ultima guerra mondiale, è la più grande. Lei mi domanda sulle barriere. Lei sa come finiscono i muri. Tutti. Tutti i muri crollano, oggi, domani o dopo 100 anni. Ma crolleranno. Non è una soluzione. Il muro non è una soluzione. In questo momento l’Europa è in difficoltà, è vero. Dobbiamo essere intelligenti, capire perché viene tutta quella ondata migratoria, e non è facile trovare soluzioni. Ma con il dialogo tra i Paesi, devono trovarla. I muri, non sono mai soluzioni; invece i ponti sì, sempre, sempre. Non so. Quello che penso sui muri, sulle barriere: che durano poco tempo, o molto tempo, ma non sono una soluzione. Il problema rimane, rimane anche con più odio. Ecco quello che penso.
Padre Lombardi:
Jean-Marie Guénois, del “Figaro”, del gruppo francese.
Domanda (Jean-Marie Guénois):
Santo Padre, Lei non può ovviamente anticipare i dibattiti dei Padri Sinodali, lo sappiamo perfettamente. Ma vogliamo sapere, appunto, prima del Sinodo se nel Suo cuore di pastore vuole veramente una soluzione per i divorziati risposati. Vogliamo anche sapere se il Suo Motu Proprio sulla facilitazione della nullità ha chiuso – secondo Lei – questo dibattito. E infine, cosa risponde a quelli che temono, con questa riforma, la creazione di fatto di un cosiddetto “divorzio cattolico”. Grazie.
Santo Padre:
Incomincio con l’ultima. Nella riforma dei processi, della modalità, ho chiuso la porta alla via amministrativa che era la via attraverso la quale poteva entrare il divorzio. E si può dire che quelli che pensano al “divorzio cattolico” sbagliano perché questo ultimo documento ha chiuso la porta al divorzio che poteva entrare – sarebbe stato più facile – per la via amministrativa. Sempre ci sarà la via giudiziale. Poi, continuiamo con la terza domanda: il documento. Non ricordo se era la terza, ma Lei mi corregga…
Domanda 
Sì: la domanda era sulla nozione di “divorzio cattolico” e se il Motu Proprio ha chiuso il dibattito a venire nel Sinodo su questo tema.
Santo Padre:
Questo è stato chiesto dalla maggioranza dei Padri sinodali al Sinodo dell’anno scorso: snellire i processi, perché c’erano processi che duravano 10-15 anni. Una sentenza, e un’altra sentenza; e dopo, se c’è appello, l’appello, e poi c’è l’altro appello… E non finisce mai. La doppia sentenza, quando era valida [la prima] e non c’era appello, è stata introdotta da Papa Lambertini, Benedetto XIV, perché in Centroeuropa – non dico il Paese – c’erano alcuni abusi, e per fermarli lui ha introdotto questo. Ma non è una cosa essenziale al processo. I processi cambiano; la giurisprudenza cambia in meglio, si migliora sempre. In quel momento era urgente fare quello. Poi, Pio X ha voluto snellire e ha fatto qualcosa, ma non ha avuto tempo o possibilità di farlo. I Padri sinodali hanno chiesto questo: lo snellimento dei processi di nullità matrimoniale. E mi fermo su questo. Questo documento, questo Motu Proprio facilita i processi nei tempi, ma non è un divorzio, perché il matrimonio è indissolubile quando è sacramento, e questo la Chiesa no, non lo può cambiare. E’ dottrina. E’ un sacramento indissolubile. Il procedimento legale è per provare che quello che sembrava sacramento non era stato un sacramento: per mancanza di libertà, per esempio, o per mancanza di maturità o per malattia mentale… Tanti sono i motivi che portano, dopo uno studio, un’indagine, a dire: “No, lì non c’è stato sacramento. Per esempio, perché quella persona non era libera”. Un esempio, adesso non è tanto comune, ma in certi settori della società è comune – almeno a Buenos Aires lo era –: i matrimoni quando la fidanza rimaneva incinta. “Dovete sposarvi”. Io, a Buenos Aires, ai sacerdoti consigliavo – ma con forza –, quasi proibivo di fare il matrimonio in queste condizioni. Noi li chiamiamo “matrimoni di fretta”, per salvare tutte le apparenze. E il bambino nasce, e alcuni matrimoni vanno bene, ma non c’è la libertà! E poi vanno male, si separano… “Io sono stato costretto a fare il matrimonio perché dovevo coprire questa situazione”. Questa è una causa di nullità. Sono tante le cause di nullità; voi potete cercarle nell’internet, lì ci sono tutte. Poi c’è il problema delle seconde nozze, dei divorziati che fanno una nuova unione. Voi leggete quello che avete nell’Instrumentum laboris, quello che si pone alla discussione. A me sembra un po’ semplicistico dire che il Sinodo… che la soluzione per questa gente è che possano fare la comunione. Questa non è l’unica soluzione. No. Quello che l’Instrumentum laboris propone è molto di più. Il problema delle nuove unioni dei divorziati non è l’unico problema. Nell’Instrumentum Laboris ce ne sono tanti. Per esempio: i giovani non si sposano, non vogliono sposarsi. E’ un problema pastorale per la Chiesa. Un altro problema: la maturità affettiva per il matrimonio. Un altro problema: la fede. Io ci credo che questo è “per sempre”? “Sì, sì, ci credo...”. Ma ci credo veramente? La preparazione al matrimonio… Io ci penso tante volte: per diventare prete c’è una preparazione di otto anni; e poi, siccome non è definitivo, la Chiesa può toglierti lo stato clericale. Per sposarti, che è per tutta la vita, si fanno quattro corsi, quattro volte… C’è qualcosa che non va. Il Sinodo deve pensare bene come fare la preparazione al matrimonio, è una delle cose più difficili. E ci sono tanti problemi… Ma, tutti sono elencati nell’Instrumentum laboris. Mi piace che Lei mi abbia fatto la domanda sul “divorzio cattolico”: no, quello non esiste. O non è stato matrimonio – e questa è nullità, non è esistito –, o se è esistito è indissolubile. Questo è chiaro. Grazie.
Padre Lombardi:
Grazie mille, Santo Padre. Adesso è la volta di Terry Moran, di Abc News, una delle grandi reti americane:
Domanda (Terry Moran, Abc News): Santo Padre, grazie, grazie tante, e grazie anche allo staff del Vaticano. Santo Padre, Lei ha reso visita alle Piccole Sorelle dei poveri, e ci è stato detto che Lei ha voluto manifestare il Suo sostegno alle suore anche in sede giudiziaria. Santo Padre, Lei sostiene anche quegli individui – compresi i funzionari governativi – che dicono di non potere, secondo la loro buona coscienza, secondo la loro coscienza personale, attenersi a determinate leggi o assolvere ai loro compiti di funzionari governativi, per esempio nel rilasciare licenze matrimoniali a coppie dello stesso sesso? Lei sosterrebbe queste rivendicazioni di libertà religiosa?
Santo Padre:
Io non posso avere in mente tutti i casi che possono esistere di obiezione di coscienza. Ma sì, posso dire che l’obiezione di coscienza è un diritto ed entra in ogni diritto umano. E’ un diritto, e se una persona non permette di esercitare l’obiezione di coscienza, nega un diritto. In ogni struttura giudiziaria deve entrare l’obiezione di coscienza, perché è un diritto, un diritto umano. Altrimenti, finiamo nella selezione dei diritti: questo è un diritto di qualità, questo è un diritto di non qualità… E’ un diritto umano. A me sempre – questo va contro di me! – sempre ha commosso quando, da ragazzo ho letto – parecchie volte – la “Chanson de Roland”: quando c’erano tutti i maomettani in fila, e davanti c’era il fonte battesimale o la spada, e dovevano scegliere. Non era permessa loro l’obiezione di coscienza. No, è un diritto. E noi, se dobbiamo fare pace, dobbiamo rispettare tutti i diritti.
Domanda
Questo comprende anche i funzionari governativi?
Santo Padre:
E’ un diritto umano. Se il funzionario di governo è una persona umana, ha quel diritto. E’ un diritto umano.
Padre Lombardi:
Grazie mille. Adesso diamo la parola a Stefano Maria Paci, del gruppo italiano di Sky News.
Domanda (Stefano Maria Paci, Sky News):
Santità, Lei all’Onu ha usato parole molto forti per denunciare il silenzio del mondo sulla persecuzione contro i cristiani che vengono privati delle loro case, vengono scacciati, vengono privati dei beni, vengono resi schiavi e brutalmente uccisi. Adesso il presidente Hollande ha annunciato l’inizio dei bombardamenti da parte della Francia sulle basi dell’Isis in Siria: cosa pensa di questa azione militare? E poi, anche una curiosità: il sindaco Marino, sindaco di Roma, città del Giubileo, ha dichiarato che è venuto all’Incontro Mondiale delle Famiglie, alla Messa, perché è stato invitato da Lei. Ci dice com’è andata?
Santo Padre:
Incomincio dalla seconda: io non ho invitato il sindaco Marino. Chiaro? Io non l’ho fatto. Ho chiesto agli organizzatori, e neppure loro l’hanno invitato. Lui è venuto, lui si professa cattolico, è venuto spontaneamente. E’ stato così. Prima cosa. L’altra, sul bombardamento. Veramente, io ho avuto la notizia l’altro ieri e non ho letto. Non conosco bene la situazione come andrà. Ho sentito dire che la Russia era in una posizione, gli Stati Uniti ancora non erano chiari… Non so cosa dirti, davvero, perché non ho capito bene la cosa. Ma quando sento la parola “bombardamento”, morte, sangue… ripeto quello che ho detto al Congresso e alle Nazioni Unite: evitare queste cose. Ma la situazione politica non la giudico perché non la conosco. Grazie.
Padre Lombardi:
Grazie. Adesso Miriam Schmidt, della Dpa (Deutsche Presseagentur) , l’agenzia tedesca di informazione.
Domanda (Miriam Schmidt):
Santo Padre, volevo fare una domanda sulle relazioni della Santa Sede con la Cina e sulla situazione in questo Paese, che è abbastanza difficile anche per la Chiesa cattolica. Che cosa pensa di questa cosa?
Santo Padre:
La Cina è una grande nazione, che apporta al mondo una grande cultura e tante cose buone. Io ho detto una volta sull’aereo, tornando dalla Corea, che mi piacerebbe tanto andare in Cina. Io amo il popolo cinese; gli voglio bene. Mi auguro che ci siano le possibilità di avere buoni rapporti, buoni rapporti. Abbiamo contatti, ne parliamo… Andare avanti. Per me avere un Paese amico come la Cina, che ha tanta cultura e tanta possibilità di fare bene, sarebbe una gioia.
Padre Lombardi:
Grazie mille. E adesso abbiamo Sagrario Ruiz de Apodaca.
Domanda (Sagrario Ruiz de Apodaca):
Grazie. Buonasera, Santo Padre. Per la prima volta ha visitato gli Stati Uniti, non c’era mai stato prima; ha parlato al Congresso, ha parlato alle Nazioni Unite, ha ricevuto autentici bagni di folla… Si sente più forte? E vorrei chiederle anche, perché l’abbiamo ascoltata dire di evidenziare il ruolo delle religiose e delle donne nella Chiesa statunitense: vedremo mai donne sacerdote nella Chiesa cattolica, come chiedono alcuni gruppi negli Stati Uniti e con avviene in altre chiese cristiane? Grazie.
Santo Padre:
Le suore degli Stati Uniti hanno fatto meraviglie nel campo dell’educazione, nel campo della salute. Il popolo degli Stati Uniti ama le suore: non so quanto ami i preti, ma le suore le ama, le ama tanto. E sono brave, sono donne brave, brave. Ognuna segue la sua Congregazione, le sue regole, ci sono differenze, ma sono brave e per questo ho sentito l’obbligo di ringraziare per quello che loro hanno fatto. Una persona importante del governo degli Stati Uniti mi ha detto, in questi giorni: “Io quello che ho di cultura, lo devo primariamente alle suore. Le suore hanno scuole in tutti quartieri – ricchi, poveri - lavorano con i poveri e negli ospedali… Questa era la prima. La terza la ricordo… La seconda?
Domanda (continuazione)
Se si sente forte dopo essere stato negli Stati Uniti, con questa agenda e aver ottenuto questo successo...
Santo Padre:
Non so se ho avuto successo o no. Ma io ho paura di me stesso, perché se ho paura di me stesso, io mi sento sempre, non so, debole, nel senso di non avere il potere; il potere è anche una cosa passeggera: oggi c’è, domani non c’è… E’ importante se tu col potere puoi far del bene. E Gesù ha definito il potere: il vero potere è servire, fare i servizi, fare i servizi più umili. E io devo ancora andare avanti in questo cammino del servizio, perché sento che non faccio tutto quello che devo fare. Questo è il senso che io ho del potere.
Terzo: le donne sacerdote: questo non può farlo. Il Papa san Giovanni Paolo II, in tempi di discussione, dopo lunga, lunga riflessione, lo ha detto chiaramente. Non perché le donne non hanno la capacità, ma guarda: nella Chiesa sono più importanti le donne che gli uomini, perché la chiesa è donna; è la Chiesa, non il Chiesa; la Chiesa è la sposa di Cristo, e la Madonna è più importante dei Papi, dei vescovi e dei preti. E’ una cosa che devo riconoscere: noi siamo un po’ in ritardo nella elaborazione di una teologia della donna. Dobbiamo andare più avanti in quella teologia. Questo sì, è vero! Grazie.
Padre Lombardi:
Adesso abbiamo l’ultima domanda. E’ di Matilde Imberti, di Radio France. E poi concludiamo.
Domanda (Matilde Imbertì, Radio France):
Santo Padre, negli Stati Uniti, Lei è diventato una star. E’ bene per la Chiesa che il Papa sia una star?
Santo Padre:
Tu sai quale era il titolo che usavano i Papi e che si deve usare? “Servo dei servi di Dio”. E’ un po’ differente dalla star! Le stelle sono belle da guardare, a me piace guardarle quando il cielo è sereno d’estate... Ma il Papa deve essere - deve essere! - il servo dei servi di Dio. Sì, nei media si usa questo, ma c’è un’altra verità: quante star abbiamo visto noi che poi si spengono e cadono… E’ una cosa passeggera. Invece essere servo dei servi di Dio, questo è bello! Non passa. Non so… Così la penso.
Padre Lombardi:
Bene, abbiamo terminato la lista di quelli che si erano iscritti… Quindi grazie infinite della Sua disponibilità. Abbiamo fatto almeno 50 minuti di conversazione e quindi è stata una cosa molto consistente. Complimenti per la Sua resistenza nel viaggio e anche in questa conversazione con noi. E noi continuiamo a seguirLa: non è finita con questo viaggio. E’ finito questo viaggio, ma abbiamo il Sinodo, abbiamo tante altre cose… E vogliamo continuare a seguirLa con molto affetto, stima, apprezzamento, sperando di aiutarLa nel suo servizio dei servi di Dio.
Santo Padre:
Grazie tante del vostro lavoro, della vostra pazienza, della vostra benevolenza. Grazie. Sono a disposizione. Prego per voi, davvero. Grazie per l’aiuto. Buon volo!
Kairos: