Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

sabato 14 ottobre 2017

Sempre di più, lo confesso e non me ne vergogno, mi interrogo sulla fede, sulla mia fede e sulla fede dei cristiani. Che cos’è la fede?

Ho fiducia nel Signore
di Enzo Bianchi
Rubrica "La bisaccia del mendicante"
Jesus - Ottobre 2017



Sempre di più, lo confesso e non me ne vergogno, mi interrogo sulla fede, sulla mia fede e sulla fede dei cristiani. Che cos’è la fede?
Secondo tutta la rivelazione ebraico-cristiana credere è mettere il piede sul sicuro, restare saldi, aderire a… 
Questa fede può nascere solo dall’ascolto (cf. Rm 10,17) di una parola di Dio che giunge al cuore umano e, nella forza dello Spirito santo, porta a rispondere: “Io aderisco, credo, ho fiducia nel Signore”. Affinché sia possibile accogliere questo dono di Dio, occorre solo avere un cuore aperto, esercitato alla fiducia negli altri, nella vita, nel futuro, un cuore non indurito dal callo della sfiducia.

Sì, la fede può innestarsi sulla fiducia umana! Proprio per questo nei vangeli troviamo delle affermazioni di Gesù che ci stupiscono e suonano paradossali. Si pensi a quando Gesù afferma apertamente di aver trovato più fede in un centurione pagano che in Israele (cf. Mt 8,10; Lc 7,9), il popolo dei credenti nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; o alle sue parole rivolte alla donna cananea, siro-fenicia: “Donna, grande è la tua fede!” (Mt 15,28). Per questo mi domando: qual è la mia fede? Sono disposto a fare un esame della mia fede, come chiede l’Apostolo Paolo ai cristiani di Corinto: “Esaminate voi stessi, se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi?”? La mia fede è “poca fede” (oligopistía: Mt 17,20)?, o e addirittura “mancanza di fede” (apistía: Mc 6,6; Mt 13,58), rendendomi così appartenente alla “generazione incredula” (Mc 9,19; Mt 17,17)? Se anche gli Undici restano increduli dopo aver incontrato Gesù risorto da morte, non sarò anch’io incredulo perché duro di cuore (cf. Mc 16,14)?

Quale discepolo di Gesù devo interrogarmi e non restare tranquillo, come se la fede fosse un dato acquisito una volta per sempre. Il cammino della fede si rivela in realtà faticoso, difficile, pieno di tentazioni, ed è per questo che la fede va custodita, esercitata e soprattutto costantemente rinnovata perché non venga meno. Affinché la nostra fede resti viva, occorre non solo vigilanza ma anche preghiera, invocazione al Signore perché ci renda saldi nelle avversità e nelle tentazioni. Ognuno di noi deve sentire rivolte anche a sé le parole di Gesù: “Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno” (Lc 22,32).

Paolo parla chiaramente della battaglia della fede, anzi della “buona battaglia della fede” (1Tm 6,12). Occorre combattere per la fede, ma non contro nemici esterni, come sovente si è insegnato, bensì contro il nemico che ci abita, che dimora nelle nostre profondità e si ribella al credere, all’avere fiducia nel Signore! Sono anziano e credo di poter avere una certa esperienza che mi fa indicare la battaglia della fede come la battaglia più dura, fino alla morte, quando ancora sarà grande la tentazione di non credere alla vita eterna, alla morte come esodo verso le braccia di Gesù Cristo. Molti non sanno che è più difficile credere che non credere, che è più difficile continuare a vivere alla luce della fede che non alla luce di ciò che si vede e si impone (cf. 2Cor 5,7)… I credenti, per “credere”, devono lottare molto di più di quanto non facciano gli atei per non credere: l’uomo, infatti, è facilmente religioso ma difficilmente credente.

Chissà, dunque, se mi sarà concesso di dire, con Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (2Tm 4,7). Sembra poco, eppure è l’unica cosa per cui l’Apostolo ringrazia il Signore alla fine della sua vita. In questa attesa mi consola la morte di Teresa di Lisieux, la quale, nella notte della fede pur lottando contro la tentazione dell’incredulità, interrompe il dialogo con la madre superiora che le è accanto per pronunciare queste ultime parole: “Guardando il crocifisso, disse: ‘Oh, quanto ti amo! Mio Dio, ti amo!’”. Sì, quando si eclissa la luce della fede per Teresina si accende la fiaccola della carità, perché a volte la fede sa esprimersi solo con l’amore!

venerdì 13 ottobre 2017

1917-Fatima- 2017

Kairos:

Fatima è sempre nuova!


Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata venerdì 13 ottobre 2017 da mons. António Marto, vescovo della diocesi di Leiria-Fatima, nella Messa di chiusura delle celebrazioni del centenario delle apparizioni mariane.
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“Fatima è sempre nuova per chi ripercorre la salita alla Serra de Aire e cerca di penetrare, sempre più profondamente, nei misteri del Messaggio di Nostra Signora, “Colei tutta vestita di bianco”, nelle Apparizioni del 1917 ai tre pastorelli, che furono oggetto e portavoce della sua materna benevolenza.”, affermò S. Giovanni Paolo II. Con quale emozione ascoltiamo oggi queste parole durante la chiusura del centenario delle Apparizioni! Per questo, è per me particolarmente emozionante presiedere a questa celebrazione eucaristica. Con il cuore pieno di allegria e di emozione desidero fin d’ora salutare tutti i pellegrini presenti; in particolar modo i cari bambini e bambine cui rivolgo un saluto affettuoso e amichevole e una speciale benedizione a nome della Madonna.
Qui ritorniamo come ogni pellegrino di Fatima, “con il rosario in mano, il nome di Maria sulle labbra e il cantico della misericordia di Dio nel cuore”. Tale cantico è il Magnificat, la cui bellezza venne espressa molto bene da Sofia de Mello Breyner: “Penso molte volte che il Magnificat sia forse il più bel poema che esiste. È un poema che annuncia, che non canta soltanto la terra come Omero. Tra due mondi, al crocevia della storia, una donna si alza e recita il poema della salvezza”. Avremmo potuto scegliere un cantico migliore per questo momento? Con esso, intimamente uniti a Maria, vogliamo proclamare e ringraziare le piccole e grandi meraviglie della grazia che Dio ha realizzato attraverso il suo messaggio a favore dell’umanità, della Chiesa e di milioni di pellegrini nel corso di questi cento anni.
“La mia anima fa grande il Signore…”: Fatima, riflesso della luce e della Bellezza di Dio 
Nelle apparizioni del 13 maggio e giugno, la Madonna ha offerto ai tre veggenti una straordinaria esperienza mistica dell’intimità di Dio e del suo amore. La luce che irradiava dalle sue mani materne li ha avvolti nell’oceano immenso della luce di Dio, della bellezza dell’amore di Dio, della sua intimità e santità. Rimasero davvero estasiati da Dio e se ne innamorarono. Esclamò infatti Francesco: “Mi è piaciuto molto vedere l’angelo; ma mi è piaciuto ancora di più vedere la Madonna. Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata di vedere nostro Signore in quella luce che la Madonna ci ha messo nel petto. Io voglio tanto bene a Dio!!… Com’è Dio! Non si può dire[non possiamo dirlo]!”.
Nell’epoca attuale, in cui stiamo vivendo una certa indifferenza religiosa, una sorta di eclisse culturale di Dio, Maria ci invita oggi a scoprire il piacere e l’incanto di Dio e della sua bellezza, a proclamare che Dio è grande. Lei sa che se Dio è grande anche noi siamo grandi. La nostra vita non è oppressa, ma alta e piena: diventa grande nella bellezza e grandezza dell’Amore che salva. È perché Dio è grande anche l’essere umano è grande, in tutta la sua dignità.
È questa la prima conversione richiesta dal messaggio di Fatima: aprire il cuore a DioAmore e affidarci a Lui con la preghiera dei Pastorelli: “Mio Dio, io credo, adoro, spero e Ti amo”. È questa la grande priorità per il futuro della fede cristiana: rendere Dio presente, vicino e intimo al cuore umano, Dio amico degli uomini, fonte di umanizzazione, di fiducia nella bontà e nella bellezza della vita.
“La sua misericordia si estende di generazione in generazione”: Fatima, annuncio di Misericordia
Nel poema del Magnificat, Maria proclama la misericordia di Dio che si estende di generazione in generazione. Nelle Apparizioni a Fatima fece riecheggiare questo messaggio per l’umanità, minacciata di affondare nell’inferno di due guerre mondiali, con i genocidi di milioni di innocenti, e anche per la Chiesa ferocemente perseguitata e a rischio di essere annichilata da regimi totalitari. “È il dolore di mamma che l’obbliga a parlare; è in palio la sorte dei suoi figli” disse qui papa San Giovanni Paolo II.
La pagina dell’Apocalisse, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, illumina questo aspetto del messaggio. Pone davanti a noi il dramma della storia, nella figura simbolica della lotta tra il drago sanguinario e la donna fragile e indifesa.
Il drago è l’impressionante e inquietante rappresentazione di tutti i poteri del male e della violenza nel mondo. Sembra invincibile! Ma la figura della “donna vestita di sole e incoronata da dodici stelle”, simbolo della Chiesa e di Maria, ci dice che tali poteri non sono invincibili. Perché la misericordia di Dio è più potente della forza del male. Dio non vuole lasciare il mondo abbandonato, sommerso dalla tristezza e nel lutto dell’abbattimento e della solitudine.
Con il simbolo del suo Cuore Immacolato, coronato di spine, la madre celeste mostra che sente il dolore dei figli e viene in loro aiuto con il conforto della misericordia divina. Allo stesso tempo, questo messaggio è accompagnato dall’appello alla conversione e alla riparazione. La Madonna viene a prendere i suoi collaboratori nei disegni di misericordia affinché non si rassegnino alla fatalità del male. Anche oggi ci domanda, come fece ai Pastorelli: “Volete offrirvi a Dio” per essere suoi collaboratori nella riparazione del peccato del mondo? Non si può restare indifferenti al male, né tentare di eluderlo guardando dall’altra parte. Bisogna riparare quello che esso rovina, ricostruire ciò che esso distrugge nei cuori e nei rapporti con Dio, con gli altri e tra i popoli. Con lo scrittore Vitorino Nemésio possiamo affermare: “Con Fatima entrò un certo segnale di eternità negli adeguamenti della storia”.
Come succede ogni qualvolta siamo chiamati e avvertiti dalla madre, anche a Fatima ci sentiamo interpellati in modo serio e vigoroso dalla migliore di tutte le madri ad accogliere i suoi avvertimenti e a rispondere alle sue richieste. Papa Francesco lo ha ripetuto qui due volte: “Abbiamo una Madre”! Io oso aggiungere: sì, abbiamo una madre di tenerezza e di misericordia, solerte e paladina dei poveri, dei sofferenti, degli umili e degli umiliati, di chi è solo, degli abbandonati e degli emarginati dalla cultura dell’indifferenza.
Fatima, messaggio di pace
Fatima ci affida un messaggio profetico di speranza e non un segreto intimidatorio di paura; una parola di benedizione e non di maledizione; una promessa consolatrice di pace e non di distruzione: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà… e sarà concesso al mondo un periodo di pace”. Ossia, “alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia” (Benedetto XVI). La pace è un tema centrale del messaggio. Nel chiedere che si reciti il rosario per la pace tutti i giorni, la Madonna vuole raggiungere attraverso la preghiera una mobilitazione generale che conduca a un impegno attivo per la pace.
Desidero terminare con l’accorato appello di Papa Paolo VI, in questo stesso luogo cinquant’anni fa, rivolto agli uomini di tutto il mondo. Un appello così attuale ai tempi odierni in cui persistono le tensioni tra le grandi potenze e proseguono i conflitti che fanno pensare a una “terza guerra mondiale a puntate”, impera il terrorismo e la minaccia nucleare è così viva come allora. Ascoltiamo le parole di Paolo VI:
“Uomini, Noi diciamo in questo singolare momento, uomini, procurate d’essere degni del dono divino della pace. Uomini, siate uomini. Uomini, siate buoni, siate saggi, siate aperti alla considerazione del bene totale del mondo. Uomini, siate magnanimi. (…) Uomini, non pensate a progetti di distruzione e di morte, di rivoluzione e di sopraffazione; pensate a progetti di comune conforto e di solidale collaborazione. Uomini, pensate alla gravità e alla grandezza di quest’ora, che può essere decisiva per la storia della presente e della futura generazione; e ricominciate ad avvicinarvi gli uni agli altri con pensieri di costruire un mondo nuovo; sì, il mondo degli uomini veri, il quale non potrà mai essere tale senza il sole di Dio sul suo orizzonte.
(…) Vedete come il quadro del mondo e dei suoi destini qui si presenta immenso e drammatico. È il quadro che la Madonna ci apre davanti, il quadro che contempliamo con occhi esterrefatti, ma sempre fidenti; il quadro al quale ci appresseremo sempre – e ne facciamo promessa – seguendo il monito che la Madonna stessa ci ha dato; quello della preghiera e della penitenza; e voglia perciò Iddio che questo quadro del mondo non abbia mai più a registrare lotte, tragedie e catastrofi; ma le conquiste dell’amore e le vittorie della pace”.
Cari fratelli e sorelle: da Fatima irradiano verso tutto il mondo gli splendori della divina Grazia e Misericordia e gli avvertimenti profetici della Madre di Dio e degli uomini. “Lasciamoci guidare dalla luce che viene da Fatima. Il Cuore Immacolato di Maria sia sempre il nostro rifugio, la nostra consolazione e la via che ci conduce a Cristo” (Papa Francesco). E da bravi figli diciamo: cara mamma, dacci la tua benedizione!
† António Marto, Vescovo di Leiria-Fatima
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Fatima: “Quanto è bella la Signora del Rosario, Regina della Pace”

Di seguito il testo completo dell’omelia tenuta da mons. António Marto, vescovo della diocesi di Leiria-Fátima, nella Messa celebrata giovedì 12 ottobre in occasione della solennità della Dedicazione della Basilica di Nostra Signora del Rosario nel santuario mariano.
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Celebriamo oggi nella fede e allegria spirituale la solennità della Dedicazione della Basilica di Nostra Signora del Rosario.
Quanto sono amabili le tue dimore Signore dell’Universo!
Il ritornello del salmo responsoriale riassume bene il messaggio della Parola di Dio proclamato:
Quanto sono amabili le tue dimore, Signore dell’universo! Queste parole sono un invito adelevare lo sguardo e il cuore molto più in alto di questo tempio fatto di pietre. In esso scopriamo il segno della presenza misteriosa di Dio che ha scelto di abitare in mezzo al suo popolo, che lo segue, lo visita e si riunisce nel suo amore, che fa di lui la Chiesa delle pietre viventi.
Quanto sono amabili le tue dimore, Signore! Queste parole vogliono essere un invito acontemplare colei in onore della quale è stata costruita questa basilica e di cui è titolare. “Io sono la Signora del Rosario”, è così che si presentò ai pastorelli qui a Cova da Iria, luogo in cui è venuta a visitarci con un messaggio in nome del Signore. Un aspetto di questo messaggio è precisamente la preghiera del Rosario affinché ci uniamo ancora di più a Gesù e invochiamo il dono della pace per il mondo.
Quanto è bella la Signora del Rosario, Regina della pace!
L’immagine tradizionale della Signora del Rosario rappresenta Maria con un braccio che protegge il Bambino Gesù e con l’altro offre la Corona del Rosario a San Domenico. Questa iconografia è molto significativa: mostra che il rosario è un mezzo offerto dalla Vergine per contemplare Gesù e, meditando sulla sua vita, amarlo e seguirlo sempre fedelmente. Fu la raccomandazione che la Madonna lasciò qui a Fatima cento anni fa. Ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco ha raccomandato con insistenza di recitare il rosario tutti i giorni, per conseguire la fine della guerra e il raggiungimento della pace.
Quanto è bella l’iconografia presentataci dalla Signora del Rosario in quanto Madre della Tenerezza che ci invita a lasciarci guidare da lei nella meditazione dei misteri di Cristo. Lapreghiera del Rosario ci aiuta a contemplare la bellezza del volto di Cristo e la profondità del suo amore con lo sguardo e il cuore della Madre, che è modello insuperabile della contemplazione  del Figlio. Attraverso la contemplazione dei misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi, nel susseguirsi delle “Ave-Maria”, contempliamo tutto il mistero di Gesù, dall’Incarnazione fino alla Croce e alla gloria della Resurrezione; contempliamo la partecipazione intima di Maria in questo mistero e anche la nostra vita con Cristo oggi, che è intessuta di momenti di allegria e di dolore, di ombre e di luce, di trepidazione e di speranza. Le stesse candele che questa sera hanno accompagnato la recitazione del rosario, innalzate in segno di lode e adorazione, significano anche la conversione di ogni persona e il suo passaggio verso una nuova esistenza illuminata da Gesù Cristo, il Mistero indicibile che contempliamo nei misteri del Rosario.
Quanto è bella la Signora del Rosario che a Fatima si presenta quale Madre di Misericordia e Regina della pace, che accompagna le sofferenze dei figli e offre Loro il suo Immacolato Cuore come rifugio e garanzia del trionfo dell’amore nei drammi della storia, chiedendo loro di collaborare recitando il rosario. Oggi vogliamo affidare all’intercessione della Vergine Madre, Nostra Signora del Rosario di Fatima, i nostri desideri più intimi, le speranze e i dolori dell’umanità ferita, i problemi del mondo e, in particolar modo, la grande causa della pace tra i popoli: “orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi! E dopo questo esilio mostraci Gesù, benedetto frutto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria”!
† António Marto, Vescovo di Leiria-Fátima

"VESTITI DI NOVITÀ DI VITA"


 DA : antoniobortoloso.blogspot.it



XVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno - A
Mt 22,1-14Siamo ancora nelle parabole che Cristo rivolge innanzitutto ai capi dei Sacerdoti e ai Farisei ovvero a quelli che gestivano le istituzioni religiose e pensavano di essere assolutamente aderenti, compiendo ciò che la religione prescriveva. Praticamente i perfetti.Siamo nel contesto di un banchetto, però è interessante che il termine di paragone non è il banchetto; cioè: il Regno dei cieli non è simile ad un banchetto, ma è simile al Re che lo organizza per le nozze di suo Figlio.Ed è una piccola sfumatura che va mantenuta per non pensare che il Regno sarà un banchetto, considerando che questa immagine nell’Antico Testamento era sempre presente con riferimento all’Eden perduto, da riconquistare possibilmente in base ai meriti guadagnati nella vita. Ma il banchetto nella Bibbia ha il carattere della gratuità assoluta. Basta essere invitati e ti verrà dato tutto, persino il vestito, consegnato all’ingresso.È proprio questa gratuità che ci permette di intuire una dimensione che alcuni Padri antichi hanno sottolineato, che il problema è che con il peccato nasce una cultura contraria al banchetto.Perché l’uomo nasce e non si trova in un banchetto di doni, di gratuità, ma di possessione. Mentre tutto il creato è questo banchetto gratuito che ci chiama semplicemente ad accogliere i doni e fare i sacrifici di lode, cioè la liturgia di rendimento di grazie, la mentalità del peccato ha creato il mondo come possessione. Tanto che l’invito al banchetto arriva a dare fastidio a quelli che hanno altre cose da fare, altri momenti per fare le feste al punto che questa interruzione fuori dal consueto, fuori dal loro ritmo di lavoro e di mentalità provoca il desiderio di uccidere.Perché la mentalità del dono è difficile da comprendere? Se si possiede, se si lavora, allora è il premio, è la paga, è il dovuto, è il merito. Ed è questo che diventa problematico, perché l’Alleanza è diventata la Legge e la Legge distribuisce i meriti e dichiara i perfetti quelli che compiono prescritto. Però manca una cosa: la gioia! Infatti non si vedono mai i farisei festeggiare.La gioia è solo dove c’è la gratuità, dove c’è un’abbondanza del dono come dono gratuito dell’amore libero. Questo è innanzitutto il banchetto, non il mangiare quanto l’essere in festa, i volti e gli sguardi che si ritrovano da uguali, tutti con lo stesso vestito, per non fare nessuna differenza. Non c’è nessuno che sia lì per qualsiasi minimo merito. Allora la festa è perché si scopre l’altro diverso da come lo si conosceva. Perché lo si scopre anche quello gioioso del dono e non orgoglioso del merito, ma rivestito di Figlio.Sembra che l’accoglienza sia, secondo questa parabola, la cosa più difficile che noi peccatori possiamo accettare. Perché si vede che il peccato in noi crea questa mentalità tipica della religione di riscattarci, di dimostrare al Re che noi siamo i sudditi buoni. Il banchetto invece cambia la società, cambia la religione, cambia una legge, un moralismo che diventa la Chiesa.E perciò quello che non entra con il vestito è uno che rimane testardo, secondo la sua volontà e le sue idee. Uno che si trova nella sala giusta, ma con il cuore sbagliato.      Abbiamo, soprattutto il San Paolo tanti riferimenti al vestito (Rom 13,14; Gal 3,27; Ef 4,24; Col 3, 10-12) che rimandano al cuore della questione di questa parabola: non viene menzionata la Sposa, come in nessuna parabola delle nozze. Chi è la sposa? Certo innanzitutto Israele, ma la vera sposa è l’umanità. Non si parla infatti del vestito di festa ma del vestito nuziale. È il Padre che sta unendo il suo Figlio, vero Dio, alla vera umanità. Sono le nozze della divina umanità, dove Dio e l’uomo si uniscono in un amore libero e perciò non può starci quello che non è libero. Dio chiede solo l’accoglienza libera. Di essere la sposa che assomiglia allo Sposo. Vestiti di novità di vita. Ecco la Chiesa Sposa.

P. Marko Ivan Rupnik
Fonte:http://www.clerus.va

giovedì 12 ottobre 2017

Convivenza di Inizio Corso. Porto san Giorgio "28 settembre - 1 Ottobre 2017"

 Estratti.




Quest'anno, coincidendo l'inizio del Corso 2017-2018 con il 50° anno della nascita della prima comunità della parrocchia dei santi Martiri Canadesi a Roma (estate 1968), è parso bene a Kiko dedicare la convivenza alla celebrazione di questo evento.

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Venerdi

"Molto bene fratelli, spero che il Signore mi dia forza e salute per morire presto".

(Kiko Arguello)

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Il mondo attende il genio...

Il genio purtroppo non parla
per bocca sua.
Il genio lascia qualche traccia di zampetta
come la lepre sulla neve.
La natura del genio è che se smette
di camminare ogni congegno è colto
da paralisi.
Allora il mondo è fermo nell'attesa
che qualche lepre corra su improbabili
nevate.
Fermo e veloce nel suo girotondo
non può leggere impronte
sfarinate da tempo,
indecifrabili.
(Il genio
di Eugenio Montale, citata in convivenza)

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Scrutatio su 2 Cor. 6,2+ (Testi paralleli).

"Egli dice infatti:
Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso
.

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!"

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"Che cosa è il cielo? Il perdono dei nostri peccati".
don Rino Rossi

Proiezione del video:

II Convivenza dei Rabbini

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Sabato

"Siamo in questa battaglia dell'Apocalisse. Diceva Carmen che la donna è importantissima perchè porta con sè la fabbrica della vita. Perciò il demonio la perseguita dalla prima pagina della Scrittura fino al'ultima, in cui appare una donna che sta dando alla luce un figlio, immagine della Chiesa, con i dolori del parto, che è l'annuncio del Kerygma...  Tutti siamo di fronte a questo drago che dopo essere stato espulso dal cielo è sceso sulla terra e perseguita la Donna, la vuole divorare, ma come sapete Dio manda un aiuto alla Donna, le dà le due ali dell' aquila grande per volare nel deserto e si salva con la preghiera. Allora il diavolo con tutte le sue migliaia e migliaia di demoni, perseguita i cristiani, quelli che mantengono la testimonianza di Gesù. Il demonio si attacca al calcagno dei cristiani, perchè sapete che abbiamo un punto debole. Che cos'è il calcagno? E' la superbia, l'orgoglio, la debolezza, la sessualità, il darsi piacere..."

Kiko, monizione  al canto di Ap. 12

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Lettura dalla Lettera ai Romani
1, 18-32; 6,12-18; 7, 14-25a; 8, 1-4.9-11.14-17. 34-39; 11, 11-12.15-32;
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Questionario su:
"I 50 anni del Cammino Neocatecumenale".

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Breve audio di un brano della nuova sinfonia di Kiko.

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Catechesi del padre Mario su:
"I 50 anni del Cammino Neocatecumenale"

L' evangelista Giovanni nella sua prima lettera scrive:

"E quanto a voi, l'unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce, così state saldi in lui, come essa vi insegna". (1Gv 2, 27)


"Nella nota al versetto 27, la Bibbia di Gerusalemme dice: "I cristiani sono istruiti dagli apostoli, ma la predicazione esteriore penetra le anime solo con la grazia dello Spirito".
E' quanto avviene nell'annuncio del Kerygma: il suono dell'Annuncio da parte del catechista entra attraverso l'udito nel nostro cuore, e lo Spirito Santo spinge ad accogliere la Parola di Vita, ma l'adesione dipende dalla nostra libertà.
Il Signore ha voluto raffigurare questo rapporto di amore tra Lui e ciascuno di noi con l'immagine delle nozze, in cui non esiste amore senza libertà.
Questo dialogo di amore tra Dio e ciascuno di noi caratterizza tutto il percorso della Iniziazione cristiana...
Alla luce della Costituzione dogmatica sulla Parola di Dio (la "Dei Verbum") comprendiamo il grande dono che il Signore ci ha fatto attraverso gli iniziatori del Cammino...
Questa fu la grande scoperta che Kiko e Carmen fecero nelle baracche di Palomeras... di fronte alla sorpresa di come quei poveri (kinki, prostitute, barboni..) con le mani piene di peccati, accogliendo la Parola di Dio, sperimentavano la Sua potenza nel cambiare la loro vita. Tale esperienza, unita in seguito alla celebrazione della eucarestia in comunità, è stata la base della nascita del Cammino..."

***

DOMENICA

Preghiera e invocazione allo Spirito Santo

Conclusione della catechesi magisteriale (padre Mario)

Eucarestia

Kiko:

"Tutto il cammino della crescita della fede è: considerare gli altri, tutti gli altri, superiori a te. Tu, uno schifo, uno che dovrebbe stare in prigione, un peccatore, un traditore, un falso. Questa antropologia può venirti esclusivamente da una luce vivissima dello Spirito Santo.
S. Caterina da Siena diceva: sono niente,niente, niente... più il peccato! E s.Teresa d' Avila dice che in una stanza buia non si vede nulla, ma se spalanchi la finestra ed entra una luce vivissima, si vede tutto, anche la polvere che c'è lì".

 (...)

"Mi piace molto sant'Ignazio di Antiochia quando dice: "Vorrei essere masticato", era così impressionato dal pane che si mastica... che dice che vorrebbe essere masticato dalle belve: "Ecco, allora si compirebbe in me l'Eucarestia". Essere masticato dagli altri, dai nemici o dagli amici, dai vicini o dai lontani. Per questo quando faremo la comunione masticheremo il Corpo del Signore, berremo il suo Sangue versato. Dice san Paolo: "Ancora non siete arrivati a versare il sangue nella vostra lotta contro il peccato", non vedo che sanguinate, eppure bevete tutti i giorni il Sangue di Cristo, desiderando che si realizzi in voi quel calice che è chiamato calice della misericordia. Quel calice ha un sapore di vino ottimo,come dice l'iscrizione del Vescovo di Ierapoli, Abercio (II secolo): un vino ottimo, perchè è un segno del Regno, un segno che Cristo ha sparso il suo Sangue perchè voi possiate entrare in cielo e sedervi al banchetto messianico. Segno di questo banchetto è questo vino ottimo che ha questi due aspetti, di sacrificio e di banchetto messianico, banchetto celeste. Per questo noi abbiamo una tavola: un'ara sacrificale non ha tovaglie perchè si macchierebbero tutte di sangue; qui invece ci sono tovaglie, è un tavolo per mangiare, segno che l'Eucarestia non è solo un'ara sacrificale, ma è anche un banchetto, come dice il Concilio".

***

Omelia (p. Mario)

"Ci sono due peccati contro lo Spirito: uno è la presunzione di salvarsi, presumere che siamo giusti, e l'altro è la disperazione, la paura di essere condannati, due peccati che la Chiesa condanna, perchè il cristiano, al contrario, vive nell'umiltà e nella fiducia del perdono del Signore..."

***

Liturgia eucaristica

Collette

Chiamate:
- presbiteri per l'itineranza;
- coppie per l'itineranza; 
- ragazzi per il Seminario; 
- ragazze per l'itineranza; 
- ragazzi per l'itineranza; 
- sorelle per la missione e i seminari.

Benedizione.

La convivenza si conclude con il pranzo.

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Testi citati:

1. Carmen Hernandez, Diarios 1979-1981, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 2017 (prossima uscita in italiano);

2. Kiko Arguello, Annotazioni 1988-2014, Cantagalli 2016

3. Ricardo Blazquez, Le comunità neocatecumenali, Discernimento teologico, versione integrale dallo spagnolo di Ezechiele Pasotti, edd. Paoline, 1987

4. Arturo Elberti, A gloria del Suo Nome, Chirico, Napoli, 2001

5.Karol Wojtyla, Alle fonti del Rinnovamento, LEV, 1981

6. Pedro Farnes, Pueblo de Dios y Cuerpo de Cristo en el vocabolario liturgico, Publicaciones de la Universidad de Navarra, Pamplona, 1996

7. Michel Dujarier, Breve storia del catecumenato, LDC, Torino, 1984

8. Ezechiele Pasotti (cur.), Il Cammino Neocatecumenale secondo Paolo VI e Giovanni Paolo II, Edd. Paoline, Milano, 1993

9. Kiko Arguello, Il Kerygma nelle baracche con i poveri, Edd. Paoline, 2012


10. Karl Rahner, Il volto nuovo della Chiesa, Roma 1969.

 Estratto dal Kerygma.

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«Dice S. Paolo che Dio ha voluto salvare i credenti – non il mondo, ma quelli che crederanno – attraverso la stoltezza del kerigma. Ossia si annunzia il kerigma e a quelli che sono stati scelti da Dio, da prima della creazione del mondo per diventare figli di Dio e cristiani, Dio manda una grazia speciale che li fa ascoltare e li fa aderire all'annunzio. Con questo l’annunzio prende forza e si realizza quello che lo stesso kerigma dice. Il kerigma annunzia che Dio vuole dare a questo uomo una nuova natura, invitare questo uomo a nascere dal cielo, gli domanda il permesso: Vuoi ricevere una nuova natura? Tu hai natura umana, Io ti posso dare natura divina, con un nuovo spirito; con questo nuovo spirito Io ti sigillo per la vita eterna e immortale. Allora a partire da questo momento un uomo diviene qualcosa di impressionante, perché non è più schiavo delle concupiscenze della carne, non è più schiavo del demonio. Ricordate questa frase dell’Epistola agli Ebrei, che cita S. Cirillo di Alessandria. Le catechesi che facevano i Padri ai catecumeni erano basate su questo testo di Ebrei 2,14 che dice che Cristo partecipò della carne e del sangue per annichilire mediante la sua morte il kyrios, il signore della morte, il diavolo che tiene tutti gli uomini schiavi per la paura che hanno della morte, durante tutta la loro vita. Ossia tutti gli uomini, dice l’Epistola agli Ebrei, sono schiavi del demonio; anche se apparentemente sembra esagerato è Parola di Dio, gli uomini sono schiavi del demonio durante tutta la vita per la paura che hanno di soffrire.
Scappando dalla sofferenza si drogano, sono alcolizzati, abortiscono, hanno un’amante, si fanno omosessuali, rubano, mentono, la corruzione è generalizzata dappertutto. In Spagna si scoprono costantemente cose sui partiti politici, nel partito popolare, nel partito socialista, in tutti i partiti, tutti rubano! È così: rubano, mentono, abortiscono, uccidono, sempre scappando dalla sofferenza per la paura della morte che hanno durante tutta la vita sono diventati schiavi del demonio. Per questo Cristo è venuto per togliere al demonio questo potere che ha sugli uomini. E come gli toglie il potere? Vincendo la morte, vincendo il demonio! Allora noi non siamo più schiavi del demonio, cioè se tu soffri non sei più obbligato a cercarti una donna, un’altra donna, come sia, perché non sopporti più tua moglie. No, non è vero, per noi non è così.










Nel mondo è così, tutti o quasi hanno un’amante; non così tra di noi, non siamo obbligati, non siamo schiavi del demonio in questo senso. È importantissimo, il Signore ci ha liberato dalla schiavitù. La Scrittura dice che l’uomo è schiavo, non che l’uomo è cattivo, non dà un giudizio sulla volontà, che l’uomo è cattivo, adultero, fornicatore, ladro; no, non fa così. Dice che l’uomo è schiavo delle concupiscenze della carne a causa del peccato che abita in lui, che abbiamo ereditato tutti dal nostro padre Adamo, quello che si chiama il peccato delle origini, peccato originale che abita nell'uomo e fa sì che l’uomo in tutto cerchi sé stesso, di passarsela bene, di essere felice in tutto. Per questo dice S. Paolo che tutti gli uomini, tutti, vivono per sé, tutto vivono per sé. Uno è con gli amici e pensa di passarsela bene guardando la moglie di quello, va in vacanza sempre pensando a sé stesso, a sé, a sé, vive per sé. È normale che ogni uomo cerchi di essere felice perché è un principio che sta nella natura, ma noi sappiamo, perché è stato rivelato, che questa non è la verità.» 
La verità che Dio ha mostrato in Cristo è un'altra cosa, perchè Dio ha mostrato in Cristo la natura stessa divina. Questa natura, questa essenza, questa sostanza divina invade tutto l'universo, è presente in tutto: nella natura, nelle piante, nelle nuvole, negli animali, nei pianeti, in tutto... Adesso hanno scoperto - non so se avete letto ieri i giornali - un'altra onda gravitazionale. Già avevano scoperto le onde gravitazionali, ma ieri ne hanno scoperta una che viene da 1 miliardo e 800 milioni di anni luce... Immaginate? Sono due buchi neri che sono esplosi - cito i giornali di ieri - e hanno provocato una bomba e quell'onda ha camminato nell'Universo fino a noi e l'hanno intercettata stabilendone provenienza e distanza. Stanno cercando l'onda gravitazionale del big bang. (...) Interessantissimo questo fatto delle onde gravitazionali: io lo uso per annunziare il Kerygma.. Questa esplosione di due buchi neri provoca un'onda: come quando getti una pietra in uno stagno questo immediatamente genera un'onda che va camminando, così è nell'universo: un'esplosione provoca un'onda che cammina nel tempo.... Molto interessante: tutti gli scienziati stanno cercando di scoprire se c'è vita fuori della Terra. Sappiamo che l'universo, nell'esplosione primordiale che ha avuto, marcia a una velocità grandissima, e, marciando, i pianeti disegnano delle spirali che sono le galassie.. Noi siamo parte di una di queste galassie... A questo proposito Einstein parla di spazio e tempo, molto interessante il tempo. Noi siamo in una galassia di forma ovoidale, nel penultimo anello di questa galassia di miliardi e miliardi di stelle come il sole, e noi vediamo l'ultimo anello che si chiama Via Lattea, vediamo una striscia che ha miliardi e miliardi di stelle, di soli come il nostro, con migliaia e migliaia di pianeti. Immaginate! Noi siamo una cosettina piccina piccina, un pianeta azzurro in mezzo ad una galassia... A che velocità va questa galassia? A quante migliaia e migliaia di chilometri al secondo? Siamo come su un aereo che va a tutta velocità e noi stiamo giocando a carte dentro, non ci rendiamo conto della velocità, non vediamo nulla. Stiamo sorvolando l'Africa ma non vediamo niente, giochiamo a carte... Dico questo perchè più importante di queste onde gravitazionali è quello che ha fatto nostro Signore Gesù Cristo. Quando Dio entra nella morte, esplode una bomba termonucleare che arriva fino a noi oggi, dopo 2000 anni. Questo sì che è importante: Dio penetra nella morte e la distrugge, la morte non può sostenere Dio e Dio distrugge la morte. Noi dobbiamo annunziare agli uomini questa notizia, che la morte è stata distrutta, che non moriamo, che la morte fisica non è qualcosa di negativo, orribile, tutto il contrario! Per questo vi leggo un brano della seconda epistola ai Corinzi.. San Paolo dice ai Corinzi - che dovevano essere vecchiotti come noi - che è vero che il nostro uomo esteriore si va disfacendo, è vero; ma Dio ha preparato un'altra casa molto più bella. Quattro volte parla del disfacimento dell'uomo esteriore, della vecchiaia...
Kiko Arguello



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Lettura: 2Cor. 4, 5-18; 5, 1-21; 6, 1-2.
Kairos: VITO LUIGI VALENTE

 Complementi e letture citate.


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ALLEGATI

1. QUESTIONARIO.

Carissimi fratelli,
abbiamo la gioia di annunciarvi che nell'anno 2018 celebreremo i 50 anni del Cammino a Roma, con il Santo Padre.
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In questo nostro evento vogliamo rendere grazie a Dio per tutti questi anni in cui abbiamo visto la fedeltà di Dio, il suo amore e il suo aiuto in tante difficoltà. Vorremmo anche ringraziare la Santa Vergine Maria che l'8 dicembre 1959, Festa della Immacolata Concezione, ispirò il Cammino Neocatecumenale.

1. Qual'è la tua esperienza del Cammino in questi 50 anni?

2. In questo incontro il Santo Padre invierà 20 "Communitates in Missionem" e anche 40 missioni "ad gentes". Avremo la gioia di stare insieme a tanti fratelli di tutto il mondo e di cantare il "Te Deum". Avete qualche proposta o suggerimento?

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2. CATECHESI DI PADRE MARIO:
"I 50 anni del Cammino Neocatecumenale"

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3. Copertina e indice Raccolta delle CATECHESI DI INIZIO CORSO SUL MAGISTERO DELLA CHIESA di padre Mario

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4. Avvisi

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5. Nota per la causa di beatificazione di Carmen Hernandez

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6. Nota per le collette

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LETTURE CITATE NELLA CONVIVENZA

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Sono presenti in rete tanti interessantissimi contributi di Teologi e Vescovi sulla prassi celebrativa e sulle linee teologiche del Cammino. Purtroppo sono in spagnolo.... 
Tra le letture indispensabili segnalo: 

1. Lo spirito della Liturgia, di Benedetto XVI
2. Le comunità neocatecumenali, di Ricardo Blazquez
3. Linee teologiche fondamentali del Cammino Neocatecumenale, di Emiliano Jimenez Hernandez
4. Il Neocatecumenato, di Andres Fuentes
5. Gli spazi celebrativi, di vari autori tra cui Jacob Bellido e Mattia del Prete, testo semplicemente fondamentale per la nuova estetica liturgica
7. Carmen Hernandez, testimone di Vita eterna, testo curato dalla equipe dei catechisti responsabili del Cammino nella zona sud ovest della Spagna (Jerez, Cadiz e Ceuta).
8. Karol Wojtyla, Alle fonti del rinnovamento, Sulla applicazione del Concili Vaticano II.

Tutti i testi sopra indicati sono citati in bibliografia dalla catechesi che il padre Mario Pezzi ha fatto il venerdi sera durante la Convivenza di Inizio Corso 2017-2018 a Porto san Giorgio. 

Sotto i link relativi.

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Aquí os dejamos el ceremonial de la penitencial. Es importante cuidar la liturgia, todas las celebraciones, pero de un modo especial en un sacramento tan importante como el de la Reconciliación, donde Dios baja hasta lo profundo de nuestros pecados para liberarnos. 

Descargar aquí

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Aquí os dejo el libro de J. Ratzinger "El Espíritu de la liturgia". Es un libro maravilloso, donde se expresa cual es el verdadero "espíritu" de la liturgia, el corazón de la liturgia. Es necesario estar formados en liturgia para que nuestras celebraciones, y de modo especial la Eucaristía, no sean una repetición de ritos vacíos y sin sentido.
Y también es importante estar formados para poder desmentir las calumnias que continuamente caen sobre el Camino Neocatecumenal en temas de liturgia. 



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https://www.scribd.com/document/285965196/Karol-Wojtila-La-Renovacion-en-sus-fuentes-Plicar-C-Vat-II-pdf

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https://www.scribd.com/document/104651924/Blazquez-Ricardo-Las-Comunidades-Neocatecumenales


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https://www.scribd.com/document/267326745/Emiliano-Jimenez-Hernandez-Lineas-Teologicas-Fundamentales-Del-Camino-Neocatecumenal

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https://www.scribd.com/document/105042870/Fuentes-Andres-El-Neocatecumenado

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https://www.scribd.com/document/241229524/RevistaCamineo-1

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https://www.scribd.com/document/266387953/Jacob-Bellido-Los-Espacios-Celebrativos

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https://www.scribd.com/doc/306859211/Camino-Neocatecumenal-Emiliano-Jimenez-Hernandez

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https://www.scribd.com/document/322382451/160802Edicion4Mod03CarmenHdezTestigoVidaEterna


PAPA Giovanni Paolo II° e Kiko Argüello con le comunità neocatecumenali dei parioli 1988



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