Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

giovedì 21 settembre 2017

Dio, in Paradiso, tiene ogni persona per un filo. Quando pecchi, tagliil filo. Allora Dio lo riannoda…e così facendo ti avvicina un po’ dipiù a Lui. E ancora i tuoi peccati tagliano il filo…e con ogni nodo Diocontinua a tirarti sempre più vicino a sé.








“The Death of Saint Matthew” by Caravaggio. Contarelli Chapel of the San Luigi dei Francesi.    San Luigi dei Francesi (Rome)               
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Uno come Matteo, per il lavoro che faceva e come lo faceva, non meritava compassione, e invece, ne riceve. E l'inatteso, e l'inaudito, come sempre, scatena la gioia, produce il brivido: Matteo si scioglie, lascia tutto, fa festa, lui e il mondo intero.Amo questa storia narrata da Antony De Mello:Uno degli insegnamenti più sconcertanti – e piacevoli - del maestro era: Dio è più vicino ai peccatori che ai santi.Ecco come lo spiegava: Dio, in Paradiso, tiene ogni persona per un filo. Quando pecchi, tagli il filo. Allora Dio lo riannoda…e così facendo ti avvicina un po’ di più a Lui. E ancora i tuoi peccati tagliano il filo…e con ogni nodo Dio continua a tirarti sempre più vicino a sé.
Io credo che quegli occhi, quelli di Gesù su Matteo, oggi ci saranno offerti.Starà a noi avvertirne i brividi, percepire la luce che si appoggerà sul cuore, riconoscere la voce dolce, abitare la pace, sognare la festa e desiderare un cambiamento.Amico che ascolti: oggi lasciati raggiungere e amare dal Signore. Non importa il tuo passato, non importa la tua povertà, a Gesù importa solo che tu voglia una vita più vera, più bella.Fra Giorgio 



domenica 17 settembre 2017

Vangelo di domenica 17 settembre 2017


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Il rancore anziché annullare il debito stringe un nuovo laccio, aggiunge una sbarra alla prigione. Il perdono, invece, scioglie questo nodo e lascia andare, libera dai tentacoli e dalle corde che ci annodano.

Vangelo di domenica 17 settembre 2017
Mt 18, 21-35

«Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette», cioè sempre. L’unica misura del perdono è perdonare senza misura. Perché il vangelo di Gesù non è spostare un po’ più avanti i paletti della morale, ma è la lieta notizia che l’amore di Dio non ha misura. Perché devo perdonare? Perché cancellare i debiti? La risposta è molto semplice: perché così fa Dio.
Gesù lo racconta con la parabola dei due debitori. Il primo doveva una cifra iperbolica al suo signore, qualcosa come il bilancio di una città: un debito insolvibile. «Allora il servo, gettatosi a terra, lo supplicava…» e il re provò compassione. Il re non è il campione del diritto, ma della compassione. Sente come suo il dolore del servo, e sente che questo conta più dei suoi diritti. Il dolore pesa più dell’oro. E per noi subito s’apre l’alternativa: o acquisire un cuore regale o mantenere un cuore servile come quello del grande debitore perdonato che, «appena uscito», trovò un servo come lui. «Appena uscito»: non una settimana dopo, non il giorno dopo, non un’ora dopo. «Appena uscito», ancora immerso in una gioia insperata, appena liberato, appena restituito al futuro e alla famiglia. Appena dopo aver fatto l’esperienza di come sia un cuore di re, «presolo per il collo, lo strangolava gridando: “Dammi i miei centesimi”», lui perdonato di miliardi!
Eppure, questo servo ‘malvagio’ non esige nulla che non sia suo diritto: vuole essere pagato. È giusto e spietato, onesto e al tempo stesso crudele. Così anche noi: bravissimi a calare sul piatto tutti i nostri diritti, abilissimi prestigiatori nel far scomparire i nostri doveri. E passiamo nel mondo come predatori anziché come servitori della vita. Giustizia umana è “dare a ciascuno il suo”. Ma ecco che su questa linea dell’equivalenza, dell’equilibrio tra dare e avere, dei conti in pareggio, Gesù propone la logica di Dio, quella dell’eccedenza: perdonare settanta volte sette, amare i nemici, porgere l’altra guancia, dare senza misura, profumo di nardo per trecento denari. Quando non voglio perdonare (il perdono non è un istinto ma una decisione), quando di fronte a un’offesa riscuoto il mio debito con una contro offesa, non faccio altro che alzare il livello del dolore e della violenza. Anziché annullare il debito, stringo un nuovo laccio, aggiungo una sbarra alla prigione. Perdonare, invece, significa sciogliere questo nodo, significa lasciare andare, liberare dai tentacoli e dalle corde che ci annodano malignamente, credere nell’altro, guardare non al suo passato ma al suo futuro. Così fa Dio, che ci perdona non come uno smemorato, ma come un liberatore, fino a una misura che si prende gioco dei nostri numeri e della nostra logica.

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Vi inviamo il link al commento al Vangelo di domenica 17 settembre, scritto da fra Ermes Ronchi.




Vi informiamo che nel chiostro del nostro convento resterà aperta fino al 24 settembre una mostra di opere artistiche eseguite dagli utenti dei Centri Diurni per disabili della Coop:
SPUMA GET - ZORBA GET - CENTRO AQUILONE 2

Alleghiamo inoltre la locandina dell'incontro "Dal Seme alla Vita", previsto il prossimo 5 ottobre, che fa parte del ciclo "Terra, Cibo e Vita", chiedendovi, se ne avete la possibilità, di divulgarlo ai vostri contatti.


Un caro saluto.

sabato 16 settembre 2017

Come si annuncia la buona notizia?

"Una settimana senza soldi e senza cellulare per annunciare l’amore di Dio"

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http://angelapellicciari.com


(da "La Verità")

Come si annuncia la buona notizia? Come ha voluto Gesù: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento” (Mt 10,9-10). Solo in questo modo, cioè solo mettendo a disposizione la loro vita, i discepoli sono credibili. Si è chiuso martedì 12 il periodo di circa tre mesi in cui 13.000 fra uomini, donne, preti, seminaristi, giovani e meno giovani, appartenenti al Cammino neocatecumenale, hanno annunciato in tutte le nazioni in cui sono presenti che Gesù ha vinto la morte e ci ama. In una parola hanno annunciato il Vangelo, la buona notizia. Sono stati inviati due a due (maschi e femmine separati), dopo che le coppie sono state estratte a sorte, come a sorte è stata estratta la località di missione, senza soldi, senza cellulare, senza niente. Avevano solo la Bibbia, il salterio, il rosario, il crocifisso e il biglietto di andata e ritorno per il posto della missione. E’ quasi incredibile ma tutti, dico tutti, anche quelli che hanno dormito sempre all’aperto racimolando qualcosa per sopravvivere (anche le briciole date alle oche nei parchi, come è successo a Gabriel a Tudela del Duero), tutti sono tornati dopo una settimana contenti. Una settimana, questa infatti era la durata della missione. Andando per strada, nei parchi, nei bar, nei centri commerciali, si incontrano persone di ogni tipo. E spesso succedono fatti singolari, per non dire miracolosi, per non dire incontri che Dio ha espressamente previsto, permesso e voluto. Così racconta Cletha, 50 anni, indiana, in missione a Hubli: “abbiamo incontrato una ragazza che sembrava sconvolta, le abbiamo annunciato la vittoria di Cristo sulla morte, è scoppiata a piangere e ci ha consegnato dei soldi che aveva in borsa: le servivano per acquistare veleno per farla finita (di casi del genere, di persone che stavano per uccidersi, ne sono stare incontrate parecchie). La chiesa, corpo di Cristo, somiglia al suo Signore: è splendida. E quando si vede, quando si intravede lo splendore della chiesa, si resta stupefatti. Qualche testimonianza fra quelle che, al ritorno, ho avuto modo di ascoltare:
“Sono Francesca, 44 anni, di Verona, avvocato, sposata con Andrea. Da 4 anni, dopo aver lasciato tutto, siamo catechisti itineranti in Kenya e Tanzania. Io sono stata inviata insieme ad una sorella tanzana, Eva, nella città di Arusha, nel nord. Questa missione è stata per me umanamente una follia (due donne, sole, senza soldi, cellulare, vestiti di ricambio, senza sapere dove dormire, come muoversi… in Africa!), ma una "follia" benedetta da Dio. Sono partita piena di timore, sentendomi impreparata ed incapace di affrontare la realtà africana senza mio marito, ma nella precarietà e povertà dell'ospitalità che abbiamo ricevuto, in una parrocchia della periferia con strade polverose e piene di immondizia, dormendo in una stanza con un solo letto per entrambe, con un bagno senza porta, senza doccia e con poca acqua, ho sperimentato una gioia, una pace, una felicità enorme, un'intimità con Cristo mai vissuta così intensamente: stare con Dio non solo basta, ma appaga ogni desiderio. Pur nel disagio, nella difficoltà di parlare la lingua swahili, in alcuni casi anche nell'umiliazione del rifiuto, annunciare la Buona Notizia e l'amore di Dio mi rallegrava profondamente. Le persone erano molto colpite dalla nostra esperienza personale, soprattutto quella di Eva, anche lei moglie senza figli (maledizione grandissima e sofferenza insuperabile per la cultura africana): il vescovo, nel lungo incontro che abbiamo avuto con lui, le ha chiesto più volte se davvero credesse che questa sua croce fosse redenta e, ancora più stupito, le ha domandato se suo marito fosse rimasto con lei! Lui e molti parroci si sono meravigliati del tipo di missione che stavamo facendo, increduli per il fatto che eravamo davvero partite senza nulla e (curiosamente) stupefatti per il nostro annunciare la buona notizia per le strade a tutti: cristiani cattolici, non cattolici, musulmani. In sintesi: in un luogo che io non avrei mai scelto ed in condizioni certamente non confortevoli, una settimana in perfetta letizia, in cui si è manifestata tangibilmente la Provvidenza”.
“Mi chiamo Elia, ho 32 anni, sono sacerdote della Diocesi di Roma. Sono stato inviato ad Ancarano, un paesino in provincia di Ascoli Piceno. Sono tornato da questa esperienza rinnovato nell’anima perché io, che sono un ragazzo attento all’aspetto esteriore, ho sperimentato la precarietà di dormire 5 notti all’aperto senza potermi mai lavare e digiunando molte volte. In tre occasioni mentre dormivamo sono venuti dei ragazzi a deriderci e a scattarci delle foto. Per me è stato molto umiliante soprattutto nell’ultima notte quando volevano rubarmi le scarpe. In quel momento, quando sono andati via questi ragazzi, ho avuto un combattimento interiore molto forte, nel quale stavo per maledire questa esperienza, ma ho sentito forte la presenza di Cristo che mi diceva “Sono con Te”. Questo ha fatto scendere la pace nel mio cuore e mi sono addormentato. Prima di andarcene abbiamo saputo che il luogo dove abbiamo dormito era un giardino appartenente ad un istituto di suore che, una volta abbandonato, è diventato luogo di riti satanici. Per questo motivo credo sia stata provvidenziale la presenza di Cristo attraverso due semplici missionari che hanno offerto scomodità per questo paese”.
“Sono Sara, 42 anni, giornalista. Sono stata in un paesino dell'appennino abruzzese. Abbiamo annunciato l'amore di Dio e la vittoria di Cristo sulla morte per strada, nelle case, al bar, vedendo accendersi la speranza negli occhi di coloro che ascoltavano. Il Signore ci ha accompagnato e, anche se il parroco non ci ha accolto, non ci è mancato il cibo e abbiamo dormito tutte le notti sul pavimento di una sala che ci è stata offerta. La gente era stupita della nostra totale precarietà, disposte a rischiare, scomode, eppure nella gioia. Alla fine sembrava che non volessero più lasciar andar via "le missionarie". “Sono Armando, 38 anni, presbitero itinerante. Sono stato inviato a Milano, in centro. Nessuno ci ha accolti (ad eccezione di un presbitero ortodosso, che ci ha offerto una cena), nessun parroco ci ha ospitati né tantomeno le pochissime persone che ci hanno ascoltato: nessuno credeva che fossi un prete cattolico. Ho dormito per strada con i barboni e sono stati loro ad ascoltare la buona notizia e a provvedere per il cibo e qualche cartone per dormire. “Ai poveri è annunciata la buona notizia”: ho sperimentato che Dio c'è e che i poveri sono quelli che lo accolgono”.
“Sono Lucio, 69 anni, 8 figli, itinerante. Sono stato inviato a Genova dove ci hanno accolto solo i barboni della stazione: uno di loro ci ha accompagnati a dormire insieme a lui e ad altri 8 al pronto soccorso dell'ospedale. Abbiamo avuto la grazia di annunciare alle prostitute la buona notizia ricordando quanto ha detto Gesù: “le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli”. Tutte hanno ascoltato il Vangelo poi tutte hanno baciato il crocifisso”.
“Sono Denis, 35 anni, sono prete dello Zambia inviato a Lusaka. Abbiamo incontrato un ubriaco che ci si è avvicinato chiedendo aiuto. Diceva di non volere soldi, ma “una parola”. Gli ho detto che Dio lo amava e quell’uomo ha cominciato a piangere come un bambino: era un prete cattolico la cui vita, da quando era stato scomunicato, si era trasformata in un inferno”. È la forza morale dei cristiani, quella che rende uomini e donne di ogni ceto e di ogni età capaci di rischiare e di mettere in gioco la propria vita, che ha dato forma e vita a quello che si chiama occidente. E che l’occidente, oggi letteralmente a pezzi, ha rifiutato. In quest’Italia stanca, senza guida, senza morale e senza figli, con gente che viene da altri mondi sparsa un po’ dappertutto senza alcuna possibilità di essere integrata nel tessuto sociale e culturale locale, questi missionari sono una speranza. Sono La speranza.


Kairos

giovedì 14 settembre 2017

Festa dell’esaltazione della Croce.

Il cielo sembra nascosto, ma non perché gioca a nascondino, semplicemente perché è grigio, con piccole sfumature all’orizzonte.
Diciamo allora che il sole è nascosto, che l’azzurro è nascosto, che le strisce degli aerei sono nascoste…quasi come a invitare a porre l’attenzione a ciò che sta in terra, senza distrazioni celesti.
Oggi si fa memoria dell’esaltazione della croce. Non sembra ci sia molto da esaltare in una croce con un crocifisso appeso. Ma quel legno puntato dritto al cielo, capace di squarciare tutto questo grigio e farci chiamare dal futuro, radicato così profondamente in terra per ricordarci le nostre radici, la nostra storia, i nostri piedi che camminano ogni giorno; e poi quell’altro palo orizzontale, come un abbraccio eterno, inchiodato solo per poterci ricordare che le sue braccia non saranno mai chiuse, mai per nessuno, sempre spalancate ad accogliere…
Mi torna alla mente il titolo di uno dei più bei libri mai letti: ‘Una passione tra cielo e carne’, di Christiane Singer, e non posso non ricordare che fra qualche giorno ricorderemo Francesco che pazzo d’amore per il suo Dio chiese di sentire nella propria carne l’amore fino alla croce.
Tutto solo passione!
E solo da un cuore così può sbocciare una delle preghiere più intense di Francesco:
“Rapisca, ti prego, o Signore,
l'ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia
da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell'amor tuo,
come tu ti sei degnato morire per amore dell'amor mio.”
Un poco di passione in più, nel fare le stesse cose di sempre, oggi posso provare a mettercela anch’io.
Fra Giorgio

Papa Francesco ...

mercoledì 13 settembre 2017

«Il segreto della felicità è vivere la parola di Dio concretamente»


Il Vangelo mi ha salvato dal vuoto

L’entrata in seminario e poi la crisi, un fidanzamento e infine l’incontro con Nuovi orizzonti: 
«Il segreto della felicità è vivere la parola di Dio concretamente»
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"Tutto ma mai prete" diceva don Davide Banzato ora sacerdote al fianco di Chiara Amirante




                                         L'abbraccio con Dio di don Davide Banzato

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«Sono rimasto folgorato dalla gioia che i ragazzi avevano, respirando un clima di famiglia e non capendo chi fosse l’operatore e chi il tossico. A Chiara chiesi come poter avere la sua stessa gioia. Lei mi disse che il segreto era vivere il Vangelo. Le risposi che di vangeli ne avevo sentiti troppi. Lei insisteva: “Sicuramente ne hai sentiti, qualche volta ascoltati, ma mai vissuti. Perché il Vangelo non è un libro come gli altri che puoi mettere solo sul comodino. Realizza le sue promesse nella misura in cui lo provi a vivere alla lettera”. Così, tornato a Padova, ogni giorno ho fatto quanto a Nuovi orizzonti si vive la mattina a meditazione. Oggi Chiara condivide “la parola di luce” e “l’impegno del giorno” su Facebook. Io me la scrivevo sul palmo della mano per impegnarmi a viverla al rintocco di ogni campanella della ricreazione. Questo esercizio ha cambiato la mia vita! Sono tornato a evangelizzare in strada, è nato un gruppo di preghiera e a 18 anni ho lasciato tutto per andare a vivere in comunità a Piglio))
«Oggi sono 10 anni che sono sacerdote e posso dire che la gioia non è mai venuta meno. Nuovi orizzonti ha 210 centri, 973 équipe di servizio, cinque Cittadelle cielo nel mondo e 500.000 Cavalieri della luce. Ho vissuto missioni in Italia, in Brasile, in Bosnia Erzegovina. E attualmente vivo a Frosinone, nella nuova Cittadella cielo di accoglienza e formazione»
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martedì 12 settembre 2017

La fede / La forza del silenzio

Miracolo eucaristico di Sokólka: l’ostia è tessuto cardiaco di una persona in agonia!
Le analisi di laboratorio confermano che la struttura della fibra del muscolo cardiaco e quella del pane erano legate in un modo impossibile per ingerenza umana

Tutti i giorni, su tutti gli altari del mondo, si verifica il più grande miracolo che sia possibile: la trasformazione del pane e del vino nel vero Corpo e Sangue di Gesù Cristo.
Quando riceviamo la Comunione possiamo toccarlo solo per fede, perché ai nostri sensi è offerta solo la forma del pane e del vino fisicamente inalterata dalla consacrazione.
Continua>>>


Il silenzio
https://youtu.be/W3qRwJETd9k

domenica 10 settembre 2017

L'amore è quando qualcuno ci riconduce a casa, quando l'anima ritorna al corpo, stremata dopo anni di assenza.


da "Consumazione, un temporale"  (Servitium / AnimaMundi)

Per tutto il mese di settembre sul sito della casa editrice AnimaMundi numerosi titoli di Christian Bobin in promozione. Clicca qui www.suonidalmondo.com per andare alla pagina.